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Liliana Segre, scuse e risarcimenti dagli hater dopo gli insulti social

lettere di scuse e offerte economiche per chiudere i procedimenti contro gli hater di liliana segre r 1771521310

Durante un'udienza a Milano alcuni dei presunti autori di insulti a Liliana Segre hanno presentato scuse, versamenti e proposte di lavori per ottenere la chiusura dei casi o la messa alla prova

Nel mondo del giornalismo giudiziario si segnala un nuovo capitolo relativo agli insulti e alle minacce ricevute online dalla senatrice a vita Liliana Segre. In apertura dell’udienza, alcuni imputati hanno cercato di risolvere le proprie posizioni con lettere di scuse e proposte risarcitorie. Gli avvocati difensori hanno inoltre documentato versamenti a enti benefici.

La procedura si è svolta nell’ambito di un filone d’indagine che ha raccolto centinaia di segnalazioni sul web.

L’incontro è avvenuto il 19 febbraio a Milano durante un’udienza pre-dibattimentale. In quella sede sono state valutate le istanze presentate da più persone chiamate a rispondere dei messaggi ostili. Le richieste miravano a ottenere una chiusura anticipata delle posizioni processuali mediante mediazione e riparazione civile.

La vicenda è partita dalle denunce depositate dalla stessa Segre, assistita come parte civile dall’avvocato Vincenzo Saponara. In udienza la giudice Francesca Ghezzi ha esaminato la posizione di otto imputati riconducibili al primo processo nato da uno dei filoni dell’inchiesta.

Scuse, donazioni e offerte economiche: le mosse degli imputati

Durante l’udienza alcuni imputati hanno presentato atti riparatori rivolti alle parti offese. Oltre a lettere formali di scuse, risulta il versamento di somme a favore del Fondazione Memoriale della Shoah. Sono state inoltre avanzate proposte di risarcimento che, in termini indicativi, oscillano tra 500 e 2.000 euro. Queste iniziative hanno determinato, in tre casi, il provvedimento di non doversi procedere per remissione delle querele, dopo che le parti civili hanno valutato soddisfacente la riparazione extragiudiziale.

Altri quattro imputati hanno chiesto di accedere all’istituto della messa alla prova, percorso che, se completato positivamente, conduce all’estinzione del reato. Un unico imputato ha optato per il rito abbreviato e ha quindi scelto di proseguire il giudizio penale. La trattazione delle istanze rimane ora all’esame del collegio giudicante, che deciderà sulle richieste presentate nel corso dell’istruttoria.

Verifiche richieste dalla giudice

La giudice Ghezzi ha stabilito che, nella prossima udienza fissata per il 9 aprile, gli imputati che hanno chiesto la messa alla prova dovranno fornire documentazione probatoria relativa alle riparazioni effettuate. In particolare dovranno esibire ricevute dei versamenti, le missive di scuse indirizzate alle parti offese e l’accordo formale con gli enti che ospiteranno i lavori di pubblica utilità. La decisione integra la fase istruttoria e mira a verificare la concreta esecuzione degli atti riparatori prima della valutazione del collegio.

In un caso la giudice ha escluso come ente idoneo un blog politicamente orientato, suggerendo invece l’impiego di organizzazioni neutre e orientate all’assistenza, come la Caritas o soggetti terzi analoghi. La trattazione delle istanze prosegue ora all’esame del collegio giudicante, che deciderà sulle richieste presentate nel corso dell’istruttoria.

Condizioni economiche e difficoltà personali

La trattazione delle istanze prosegue ora all’esame del collegio giudicante, che valuterà anche le condizioni economiche dichiarate dagli imputati. In aula un difensore ha riferito che il proprio assistito è pensionato e non è in grado di versare più di 500 euro. Un altro imputato ha spiegato di vivere con una pensione di invalidità pari a 2.500 euro l’anno, risiedendo presso la madre e destinando quanto possibile al risarcimento.

Le dichiarazioni saranno esaminate dalla Procura e dalla giudice nell’ambito delle norme che regolano la messa alla prova. Le proposte riparatorie e le condizioni personali influenzano le decisioni, che devono bilanciare l’attenzione alle vittime con la proporzionalità delle misure rispetto alla capacità economica e alla responsabilità degli imputati.

Il quadro più ampio dell’indagine

La fase processuale in corso rientra in una maxi inchiesta avviata per accertare l’origine di insulti, diffamazioni e minacce rivolte alla senatrice Segre. Gli atti contengono l’attivazione di accertamenti coordinati dal pm Nicola Rossato, finalizzati a ricostruire la rete di profili coinvolti. In precedenza il gip Alberto Carboni aveva disposto ulteriori investigazioni su 86 account segnalati, con l’iscrizione nel registro delle persone individuate ma non ancora indagate. Le attività mirano a determinare responsabilità e ruolo di ciascun profilo nella catena di offese.

Rilevanza giuridica degli insulti a una testimone dell’Olocausto

Nel corso delle indagini il giudice ha definito il profilo giuridico dei fatti contestati, ritenendo che l’attribuzione a una testimone dell’Olocausto del termine nazismo integri il reato di diffamazione aggravata dalla finalità discriminatoria. Il provvedimento che dispone le citazioni a giudizio motiva l’imputazione con la gravità dell’offesa e con l’impatto sulla dignità della persona che ha dedicato la propria attività alla conservazione della memoria.

Questo inquadramento giuridico ha condotto all’ampliamento delle iscrizioni a carico di più indagati e alla formulazione di distinti capi d’imputazione. Nelle fasi investigative sono emersi profili collegabili a diversi gruppi organizzati, i cui ruoli saranno chiariti durante l’ulteriore istruttoria.

Cosa succede adesso

La Procura prosegue le verifiche su ulteriori account e persone potenzialmente coinvolte, con un’udienza preliminare fissata per circa venti altri indagati. Le fasi successive dipenderanno dalle risultanze sulle remissioni, dalle prove documentali relative alle riparazioni e dagli esiti della messa alla prova. L’obiettivo dichiarato è garantire la tutela della parte lesa e l’applicazione delle norme contro il discorso d’odio, mentre saranno chiariti i ruoli dei gruppi organizzati emersi nelle indagini.

Resta centrale l’impegno a bilanciare la reazione penale con misure riparatorie concrete. Donazioni a enti come la Fondazione Memoriale della Shoah, lettere sincere di scuse e lavori di pubblica utilità sono percorsi alternativi valutati dalle autorità. Tali misure saranno sottoposte a verifica di adeguatezza e proporzionalità, anche per favorire la ricomposizione sociale senza comprimere i diritti della parte lesa.

Le prossime udienze preliminari e i riscontri istruttori determineranno sviluppi procedurali e l’eventuale adozione di misure riparatorie ritenute idonee.