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Un tribunale ungherese ha condannato Maja T, un’attivista tedesca di 25 anni, a otto anni di carcere per il suo coinvolgimento in violenti scontri avvenuti durante il “Giorno dell’Onore” a Budapest nel 2026. Questo evento è noto per attirare neo-nazisti e simpatizzanti di estrema destra, riconoscendolo come uno dei raduni più significativi in Europa per tali gruppi.
La sentenza e le accuse
Maja T è stata riconosciuta colpevole di tentato lesioni personali aggravate e di partecipazione a un’organizzazione criminale. Gli scontri hanno lasciato diverse persone ferite, incluse alcune con gravi lesioni, tra cui cittadini tedeschi e polacchi identificati come estremisti di destra. La condanna è stata emessa dopo un processo che molti osservatori hanno definito una vera e propria farsa politica.
Il contesto politico
Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha precedentemente etichettato i gruppi antifascisti coinvolti negli incidenti come organizzazioni terroristiche, accrescendo le tensioni tra le forze di destra e i movimenti di sinistra. Orbán e il suo governo hanno accolto con favore la sentenza, definendo Maja T un “antifa terrorist” in un post sui social media. Questa condanna si inserisce in un contesto di repressione delle voci dissenzienti e crescente autoritarismo in Ungheria.
Le critiche all’estradizione e alle condizioni detentive
Maja T è stata estradata dalla Germania nel, nonostante la Corte Costituzionale tedesca avesse dichiarato l’estradizione illegittima a causa del rischio di trattamenti inumani in Ungheria. Le condizioni di detenzione di Maja sono state oggetto di forti critiche, con rapporti di violazioni dei diritti umani e condizioni di vita inadeguate nel carcere ungherese.
La difesa e le prove
Durante il processo, l’avvocato difensore di Maja, Tamás Bajaky, ha contestato l’affidabilità delle prove presentate, sostenendo che i video utilizzati per incriminarla non dimostrano il suo coinvolgimento diretto negli attacchi. La difesa ha evidenziato che Maja non era chiaramente identificabile nelle riprese e che il suo ruolo era stato esagerato dalla procura per motivi politici.
Reazioni e appelli internazionali
La condanna di Maja T ha suscitato una forte onda di solidarietà internazionale, con attivisti e politici che hanno denunciato il processo come un attacco alla libertà di parola e alla democrazia. Il padre di Maja, Wolfram Jarosch, ha descritto il processo come un “processo farsa politico” e ha sollecitato un intervento immediato delle autorità tedesche per garantire il ritorno della figlia in patria.
L’attenzione mediatica su questo caso mette in luce le sfide che i movimenti antifascisti e le voci dissenzienti affrontano in Ungheria, dove il governo ha intensificato la repressione contro chi si oppone all’ideologia di destra. Maja ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni disumane in cui è detenuta, cercando di attirare l’attenzione sulla sua situazione e su quella di altri prigionieri politici.