Un frammento di pneumatico rinvenuto sui vestiti, diverse tracce biologiche e di diversi profili genetici maschili e femminili ancora non comparati rinvenuti sugli indumenti, una cintura rotta in modo sospetto. Questi sono solo alcuni degli elementi che spingono gli avvocati e i familiari di Manuela Murgia, la 16enne trovata morta a Cagliari il 5 febbraio 1995, nel canyon della necropoli di Tuvixeddu e il cui caso fu inizialmente chiuso come suicidio, poi riaperto il 30 marzo dello scorso anno, a sostenere che la ragazza sarebbe stata uccisa, come riporta Leggo.it.
Manuela Murgia, svolta nel caso dopo 31 anni
“Bisogna continuare a indagare – spiega all’ANSA l’avvocata Giulia Lai, in rappresentanza della famiglia insieme ai colleghi Bachisio Mele e Maria F. Marras – Per noi è un omicidio, faremo istanza per chiedere la comparazione dei Dna trovati sui vestiti con altri soggetti”. Il nuovo appello arriva pochi giorni dopo l’incidente probatorio nel quale sono stati presentati i risultati delle analisi condotte dai carabinieri del Ris di Cagliari sugli indumenti della ragazza. Gli accertamenti avrebbero scagionato l’unico indagato, l’ex fidanzato della vittima, Enrico Astero, oggi 54enne. Tuttavia, per i legali della famiglia questo non risolve il caso. In una nota hanno fatto il punto dei risultati ottenuti dal Ris e fornito la loro visione. Manuela, stando alla ricostruzione dei legali, sarebbe stata travolta e uccisa da un’auto e poi il corpo è stato abbandonato nella necropoli: non sarebbe caduta dall’alto. A conferma ci sono “un frammento vegetale all’interno del maglioncino” incompatibile con la verticale del presunto punto di caduta perché “quella specifica essenza non risultava presente nel 1995 e neppure attualmente”. E ancora “è stato rinvenuto un micro-frammento gommoso con forte presenza di nerofumo, compatibile con componenti di pneumatici in commercio negli anni ’90”.
Manuela Murgia, svolta nel caso dopo 31 anni: le indagini
Tra l’altro le ferite trovate dal consulente della famiglia, il medico legale Roberto Demontis, sul corpo di Manuela Murgia non sono compatibili con una caduta dall’alto perché nel corpo non ci sono “le tipiche fratture e i traumi attesi in tali dinamiche”. Altro elemento che ancora deve trovare chiarezza è la cintura senza fibbia. Stando alla tesi dei legali e del consulente “la rottura della cintura risulta compatibile con una trazione violenta esercitata da terzi”. Una presenza confermata anche da numerose tracce biologiche e profili genetici trovati dal Ris. Il Dna non è quello dell’ex fidanzato ma “il corpo di Manuela è stato trasportato o toccato da qualcuno”, come ribadito dall’avvocata Lai. Del materiale genetico è stato trovato “sul maglioncino all’altezza dei polsi, sui jeans in corrispondenza delle caviglie, sul giubbotto all’altezza del bavero e nella parte centrale della cintura – sostengono i legali – . Tali localizzazioni risultano compatibili con fasi di afferramento e violenta trazione nel tentativo di trattenere la vittima in fuga e non per precipitazione dall’alto”. Dato che molteplici elementi ancora non sono stati chiariti, gli avvocati chiedono di proseguire nelle indagini. Ora il pm Guido Pani dovrà decidere come procedere.