Lele Adani si prepara a raccontare la finale mondiale tra Spagna e Argentina, dopo le polemiche nate dalla sua telecronaca della semifinale. Tra emozioni, difesa di Messi e passione per il gioco, il commentatore Rai rivendica il suo stile senza compromessi.
Mondiali 2026 e Lele Adani: la sfida alle critiche e l’elogio alla Spagna
Lele Adani divide il pubblico, ma difficilmente lascia indifferenti. L’ex difensore, oggi volto televisivo della Rai, dopo la semifinale mondiale tra Argentina e Inghilterra, raccontata su Rai1 insieme ad Alberto Rimedio, le sue parole appassionate su Lionel Messi e sull’Albiceleste hanno riacceso il dibattito sul suo stile in telecronaca.
Adani però respinge l’idea di essere un tifoso argentino e spiega che la sua attenzione è rivolta ai campioni capaci di esaltare il gioco: “Io vado dietro a Messi, ad Haaland, a Mbappé, a Lamine Yamal“.
Per lui il calcio è soprattutto talento e meraviglia, non appartenenza nazionale. Nel corso dell’intervista al Corriere della Sera ha definito Messi “il più grande genio del XXI secolo” e ha sottolineato come, contro l’Inghilterra, il fuoriclasse argentino abbia realizzato “la giocata più importante della sua storia con la Nazionale“, riferendosi all’azione che ha portato al gol decisivo di Lautaro Martinez.
L’ex difensore ha spiegato anche il motivo delle sue reazioni emotive durante le partite: “Mi è venuto spontaneo, perché io penso al destino, al fatto che a volte ci sono dei segni molto più grandi. E se li vedo mi commuovo“. Il riferimento a Einstein e a Dio, fatto durante la telecronaca, nasce proprio da questa visione del calcio come qualcosa capace di andare oltre il semplice risultato. “Io vengo accostato agli argentini, ma la chiave è essere accostato al futbol“, ha aggiunto. Adani ha inoltre difeso il rapporto con il collega Alberto Rimedio, con cui condivide anche la finale mondiale tra Spagna e Argentina: “Io non ho mai visto nessuno prepararsi come Alberto e tra di noi c’è una sintonia bellissima“. Parole positive anche per tutta la squadra Rai coinvolta nel racconto del torneo, dal direttore Marco Lollobrigida ad Alessandro Antinelli per i collegamenti dagli studi: “Ci sono riscontri incredibili e sono molto felice“.
Mondiali 2026, Adani e la notte della finale: “Niente copioni, urlerò ancora per Messi”
Nonostante le critiche ricevute dopo la semifinale, Adani non sembra intenzionato a modificare il proprio modo di raccontare il calcio. Le accuse di una telecronaca troppo vicina a Messi e all’Argentina non lo hanno spinto a cambiare approccio: “Credo sia giusto che non piaccia a tutti. Però come si fa a non farsi trasportare da tutto questo? Penso sia impossibile raccontarlo in modo diverso“. Secondo lui, emozionarsi davanti a certi momenti è parte integrante del mestiere: “Quando metto le cuffie allo stadio e prendo il microfono, so chi l’ha portato prima di me. Ma proprio per questo la profondità del racconto e dell’analisi deve essere totale. Nessun copione, quando urlo sono spontaneo: penso al destino e mi commuovo. Non posso piacere a tutti. Stasera griderò meno? Se Messi farà un po’ meno”.
Il legame emotivo con Messi resta comunque il tema centrale. Adani ha ricordato il percorso del campione argentino, dalle critiche ricevute fino alla consacrazione definitiva: “Qui a New York dieci anni fa, Leo diede addio alla Nazionale, lo chiamavano Pecho Frio, lo consideravano catalano. E oggi siamo qui: mi fermo, se no mi commuovo“.
Secondo l’ex calciatore, gli spagnoli rappresentano un modello di calcio moderno: “Mentre noi in Italia pensiamo in maniera sgrammaticata a dividere il gioco dal risultato, la Spagna arriva al risultato giocando“. Una filosofia costruita nel tempo, con giovani cresciuti nella stessa idea tecnica: “De La Fuente ha allenato molti di questi ragazzi dalle giovanili, con protagonismo e coraggio. E tutti parlano la stessa lingua tecnica“. Con l’ultimo atto tra Spagna e Argentina, in onda stasera 19 luglio negli Stati Uniti, Messico e Canada, Adani conferma quindi la sua linea: emozione, studio e passione. “Amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare“.
