È scoppiata una polemica alla Vuelta di Spagna, dove la presenza dell’influencer Erola Jons, coinvolta quest’anno nella comunicazione ufficiale della corsa, ha suscitato numerose critiche. La creator era stata scelta dagli organizzatori con l’obiettivo di avvicinare il pubblico dei social al mondo del ciclismo e rendere l’evento ancora più popolare, ma alcuni suoi interventi nei confronti dei corridori hanno finito per alimentare uno scandalo legato a commenti considerati sessisti e inopportuni.
Vuelta, scandalo Erola Jons: le provocazioni a Tarling e Pogacar
Dopo la prima tappa, Jons aveva commentato con ironia l’atteggiamento del britannico Joshua Tarling, spiegando che probabilmente al corridore non piacevano le interviste e, ancora meno, le sue. Le parole hanno fatto discutere anche perché il ciclista aveva recentemente perso il fratello minore Finlay in un tragico incidente al Giro di Portogallo.
Ma è stato soprattutto l’episodio con Tadej Pogacar a scatenare le reazioni. Avvicinandosi al bus della UAE, l’influencer avrebbe rivolto al campione sloveno alcune battute provocatorie, definendolo “carino“, storpiandone il nome in “Pogachitar” e chiedendogli di portarla a fare un giro. Poi gli avrebbe domandato: “Perché vai in iperventilazione quando mi vedi?“. La risposta di Pogacar, visibilmente infastidito, è stata un semplice: “What?“.
Le critiche e la decisione della Vuelta
Le dichiarazioni hanno provocato la reazione di diversi professionisti del settore, tra cui Laura Meseguer di Eurosport, che ha sottolineato come molte donne abbiano combattuto per anni per ottenere maggiore spazio e rispetto in uno sport ancora prevalentemente maschile. Secondo la giornalista, affidare la comunicazione a una persona senza una specifica conoscenza del ciclismo, puntando su commenti di questo tipo, rischierebbe di alimentare proprio quegli stereotipi sessisti contro cui molte professioniste hanno sempre combattuto.
Di fronte alle polemiche, gli organizzatori hanno scelto una soluzione intermedia: Erola Jons continuerà a seguire la Vuelta, ma non potrà più intervistare o avvicinare direttamente i corridori senza aver prima ottenuto l’autorizzazione delle rispettive squadre.
