La riforma elettorale riaccende le tensioni nella maggioranza. Fratelli d’Italia valuta le preferenze pure proposte dal Pd, mentre Forza Italia richiama gli alleati al rispetto dell’accordo. Se modificato al Senato, il testo tornerà alla Camera da lunedì 28 settembre.
FdI guarda alle preferenze pure, ma Forza Italia avverte: a rischio l’intesa
La nuova legge elettorale torna a creare tensioni nel centrodestra proprio sul tema delle preferenze. Fratelli d’Italia starebbe infatti prendendo in considerazione alcune modifiche avanzate dal Partito democratico, tra cui i subemendamenti dei senatori Nicola Irto e Dario Parrini, che puntano a eliminare i capilista bloccati e a consentire agli elettori di scegliere direttamente tutti i candidati. La proposta di Irto permetterebbe di indicare uno o due nomi accanto al simbolo della lista; nel caso di una seconda scelta, questa dovrebbe riguardare una persona di sesso diverso, pena l’annullamento della preferenza.
Un sistema differente dal compromesso raggiunto finora nel centrodestra, che mantiene il primo nome della lista bloccato e consente fino a tre preferenze sugli altri candidati. Per FdI il dossier è particolarmente delicato, considerando la tradizionale posizione favorevole del partito alla possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti e il precedente voto alla Camera su modifiche dello stesso tenore.
Da qui le parole attribuite a un senatore del partito: «È una cosa talmente importante che sul punto non può che decidere la premier. Abbiamo difficoltà a non votare le preferenze».
Dall’opposizione Parrini ha quindi sfidato apertamente il partito di Giorgia Meloni: «FdI terrà la schiena dritta e voterà i nostri emendamenti?». L’eventuale convergenza con Pd e M5s potrebbe però incrinare l’accordo raggiunto nella maggioranza. Forza Italia ha ribadito di voler sostenere la modifica concordata dal centrodestra e ha richiamato gli alleati al rispetto dell’intesa: «Confidiamo nella serietà e nella lealtà degli alleati rispetto agli accordi raggiunti sulla legge elettorale». Da ambienti azzurri è arrivato anche un avvertimento ancora più netto: se FdI cambiasse linea sulle preferenze, l’intero equilibrio della riforma potrebbe essere rimesso in discussione.
Premio di maggioranza al 42%, archiviato il ballottaggio: il testo verso la Camera
La partita sulle preferenze è soltanto uno dei nodi della riforma, approvata in prima lettura dalla Camera il 16 luglio e ora all’esame di Palazzo Madama. Dopo il confronto nella maggioranza è stata confermata al 42% la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, accantonando per il momento sia l’ipotesi di FdI di scendere al 41% sia quella di Forza Italia di portarla al 43%.
Resta invece aperta la questione delle formazioni più piccole e della cosiddetta norma “anti-cespugli”: il testo arrivato dalla Camera esclude dal calcolo per il premio i voti delle liste sotto il 3%, salvo il miglior risultato tra quelle rimaste sotto la soglia, mentre tra le modifiche discusse al Senato è emersa l’ipotesi di ridurre il limite fino all’1%, ampliando il peso delle liste minori. Il centrodestra ha invece abbandonato definitivamente la strada del ballottaggio. Marcello Pera, senatore di FdI ed ex presidente del Senato, ha ritirato formalmente il proprio emendamento sul secondo turno, definendo comunque il mancato confronto una «occasione perduta» e criticando alcuni problemi tecnici rimasti nella riforma.
Sullo sfondo rimane inoltre la volontà della premier di portare a termine il nuovo sistema elettorale: secondo un retroscena pubblicato da Repubblica, Meloni avrebbe fatto arrivare agli alleati il messaggio che un eventuale affossamento della riforma potrebbe aprire anche lo scenario di elezioni anticipate a gennaio, ipotesi che non rappresenta comunque una decisione formalizzata. Intanto il Senato ha avviato il 9 settembre l’esame del provvedimento e il confronto prosegue con la discussione e le successive votazioni sugli emendamenti. In caso di modifiche, il disegno di legge dovrà essere nuovamente esaminato da Montecitorio: la conferenza dei capigruppo ha già fissato l’avvio della terza lettura alla Camera per lunedì 28 settembre.
