La riforma elettorale approvata alla Camera apre una nuova fase di confronto politico per il governo Meloni. Il voto favorevole al provvedimento arriva dopo tensioni interne alla maggioranza e forti critiche da parte delle opposizioni, che hanno acceso il dibattito sulla stabilità dell’esecutivo.
La riforma elettorale supera il voto alla Camera tra tensioni nella maggioranza
La legge elettorale al centro dello scontro politico interno alla maggioranza guidata da Giorgia Meloni ha ottenuto il via libera della Camera dei deputati. Il provvedimento è stato approvato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni, attraverso uno scrutinio segreto, e ora passerà all’esame del Senato per il successivo iter parlamentare.
Il voto arriva dopo una giornata caratterizzata da forti contrasti e malumori tra gli alleati di governo, alimentati dalla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze presentato da Roberto Vannacci.
Il testo sulle preferenze, sostenuto da esponenti di Fratelli d’Italia, è stato respinto nonostante abbia raccolto 139 consensi, un risultato che ha fatto emergere la presenza di numerosi dissensi interni, soprattutto tra le forze di centrodestra.
I cosiddetti “franchi tiratori”, secondo alcune ricostruzioni provenienti dai gruppi parlamentari, sarebbero arrivati principalmente dalle file di Lega e Forza Italia. Non sono mancate ulteriori polemiche dopo che alcuni deputati di Futuro Nazionale sono stati ripresi mentre utilizzavano gli smartphone durante il voto segreto, comportamento considerato una violazione del regolamento della Camera.
Nonostante il clima di forte nervosismo, i vertici della coalizione hanno cercato di ridimensionare la crisi, ribadendo la volontà di proseguire il percorso legislativo. Il messaggio arrivato dalla maggioranza è stato netto: “si va avanti, il governo non cade su un emendamento”. Il ministro Francesco Lollobrigida ha criticato duramente chi ha votato contro la linea del governo, accusando i parlamentari contrari di essere rimasti “avvinghiati alla poltrona”. La seduta si è poi conclusa con l’approvazione all’unanimità, grazie a 349 voti favorevoli, della norma che consente il voto ai cittadini fuorisede.
La riforma elettorale supera il voto alla Camera, opposizioni all’attacco: “È truffa, a casa”
Lo scontro sulla riforma elettorale ha acceso il confronto tra governo e opposizioni, che hanno trasformato il dibattito parlamentare in un duro attacco politico alla premier Meloni e alla sua maggioranza. Durante le dichiarazioni di voto, dopo l’intervento del responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, i deputati dell’opposizione hanno inscenato una protesta mostrando cartelli con messaggi come “Meloni a casa!”, “Meloni ha fallito” e “La maggioranza non esiste più, a casa!”.
Donzelli ha difeso il provvedimento sostenendo che la riforma rappresenti un passo avanti per il Paese. Nel suo intervento ha dichiarato: “Se tra pochi minuti passerà questa legge avrà vinto l’Italia”, sottolineando che il nuovo sistema permetterebbe di evitare lunghi periodi di instabilità politica e garantirebbe maggiore continuità ai governi. Secondo il deputato di Fratelli d’Italia, il provvedimento sarebbe anche un risultato positivo per studenti e lavoratori fuorisede, ai quali ha attribuito il merito della battaglia parlamentare.
Di tutt’altro avviso la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha annunciato il voto contrario del Pd e ha accusato la maggioranza di concentrarsi sulle regole elettorali invece che sulle emergenze sociali. “Quanto ipocrisia in quest’Aula”, ha affermato Schlein, sostenendo che la vera priorità dovrebbe riguardare temi come il lavoro, le morti sul lavoro, il caro vita e la violenza contro le donne. La leader dem ha inoltre accusato Meloni di aver deluso le promesse fatte agli elettori e di aver perso il sostegno dei propri alleati: “Questa maggioranza è ormai un colabrodo”.
Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha contestato duramente la riforma, definendola un tentativo di consolidare il potere della maggioranza. Secondo Conte, la legge non aumenterebbe la partecipazione dei cittadini, ma servirebbe a rendere più stabile la posizione dei partiti al governo. “La priorità per voi è la legge elettorale, volete cambiare le regole del gioco: passare dalla stabilità all’inamovibilità”, ha dichiarato, accusando il centrodestra di aver costruito un sistema in cui i candidati sarebbero scelti principalmente dalle segreterie dei partiti.
Il confronto sulla riforma elettorale lascia quindi aperti diversi interrogativi sulla compattezza della maggioranza. Il passaggio al Senato sarà il prossimo banco di prova per il governo Meloni, chiamato a dimostrare che le tensioni emerse alla Camera non rappresentino l’inizio di una crisi politica più profonda.
Con 217 voti favorevoli, 152 voti contrari e 2 astenuti, la Camera ha approvato la proposta di legge recante disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.#OpenCamera pic.twitter.com/CKYdMZcsza
— Camera dei deputati (@Montecitorio) July 16, 2026
