L’accordo con James Pallotta era stato chiuso nella notte tra il 5 e il 6 agosto sulla base di 591 milioni di euro, debiti compresi, e il closing era arrivato il 17 dello stesso mese.
Sei anni dopo quella frase si può finalmente misurare con i fatti. La Roma è tornata a giocare in Champions League, competizione che mancava dall’edizione 2018/2019, e lo fa a undici mesi dal centenario del club. Il percorso della proprietà texana si legge su quattro piani distinti, il campo, i conti, i simboli e le infrastrutture, che soltanto nell’ultimo anno hanno cominciato a muoversi nella stessa direzione.
Il trofeo di calcio che mancava da quattordici anni
La prima mossa davvero pesante arrivò il 4 maggio 2021, con l’ingaggio di José Mourinho. Un anno dopo, il 25 maggio 2022, la Roma alzava a Tirana la Conference League, primo trofeo di rilievo dopo la Coppa Italia del 2008 e primo titolo UEFA nella storia del club. Il dettaglio che a Roma pesa quanto il trofeo riguarda chi lo sollevò: Lorenzo Pellegrini, primo capitano romano a vincere una competizione europea a sessantun anni di distanza dalla Coppa delle Fiere. La stagione successiva la squadra arrivò fino alla finale di Europa League, persa ai rigori contro il Siviglia dopo l’1-1 dei tempi supplementari.
Il capitolo meno raccontato è però quello della squadra femminile, ed è quello con il rendimento più alto in assoluto. La sezione giallorossa, nata nel 2018, ha messo in bacheca otto titoli in otto stagioni, un ritmo che nessun altro reparto del club ha tenuto. Nel 2025/2026 sono arrivati il terzo scudetto in quattro anni, conquistato con due giornate di anticipo e undici punti di vantaggio sull’Inter, e la terza Coppa Italia, vinta a Vicenza contro la Juventus con un gol di Manuela Giugliano, premiata nella stessa settimana come migliore giocatrice del campionato. Per una proprietà che aveva promesso di far crescere il club su più fronti, quel doppio successo vale come prova che il modello funziona quando gli investimenti sono proporzionati agli obiettivi.
Il ritorno in Champions dopo sette anni
Sul fronte maschile la svolta è arrivata con la stagione appena chiusa. Dopo il ritorno di Claudio Ranieri in panchina a novembre 2024, la proprietà ha scelto Gian Piero Gasperini con un contratto triennale, puntando su un tecnico coerente con la linea del club, cioè rosa giovane, costi contenuti e valorizzazione dei singoli. Il risultato è stato il terzo posto con 73 punti, con la qualificazione centrata soltanto nell’ultima giornata contro il Verona.
Il ritorno in Champions cambia parecchio anche fuori dal campo, perché la Roma rientra in una competizione che nel nuovo formato prevede una fase campionato da 36 squadre e otto partite per club, quattro in casa e quattro in trasferta, con le prime otto classificate direttamente agli ottavi e le squadre dal nono al ventiquattresimo posto agli spareggi. Sul piano del pubblico la base di partenza è solida: nell’ultimo campionato l’Olimpico ha registrato una media di 61.796 spettatori nelle gare interne, con la punta di 67.785 contro il Genoa a fine dicembre. Le quattro serate europee in casa si aggiungono a quel bacino e incidono su biglietteria, hospitality e ricavi commerciali, le voci su cui un club che non gioca la coppa più ricca accumula il ritardo maggiore rispetto alle rivali europee.
Oltre un miliardo investito, e la curva delle perdite che si abbassa
I numeri della gestione raccontano la parte meno visibile del lavoro. Dall’agosto 2020 la proprietà ha impegnato nell’operazione circa 1.060 milioni di euro, di cui 824 versati direttamente nelle casse del club. A questo si è aggiunto il consolidamento societario, con l’offerta pubblica di acquisto del 2022 che ha portato al delisting e con una quota arrivata attorno al 96 per cento del capitale.
L’andamento dei conti mostra una direzione precisa. Le perdite di esercizio sono scese da 185 milioni nel 2020/2021 a 219 nell’anno successivo, poi a 103, quindi a 81 e infine a 54 milioni nel 2024/2025. Nello stesso periodo il monte ingaggi è passato da 189 a 141 milioni, un taglio da quasi cinquanta milioni ottenuto senza smantellare la squadra. È il punto su cui la gestione ha lavorato con più continuità, perché la sostenibilità economica è la condizione che rende possibile tutto il resto, dal mercato al progetto infrastrutturale. Sul fronte commerciale, dopo una stagione con la maglia priva di marchio, a marzo 2026 il club ha annunciato un nuovo main sponsor con un accordo pluriennale valido fino al termine della stagione 2028/2029.
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C’è poi il modo in cui questi sei anni sono arrivati ai tifosi, tra mercati, conti e cantieri raccontati quotidianamente dalle testate specializzate. Per chi vuole seguire i prossimi capitoli, tutte le ultime notizie sull’AS Roma si trovano su Forzalupi.it, portale dedicato esclusivamente ai colori giallorossi che si presenta come la voce dei romanisti veraci. Il sito segue le dinamiche societarie così come quelle del campo, con sezioni dedicate al calciomercato, alle partite e a quanto accade a Trigoria, gli approfondimenti degli Editoriali e le rubriche di memoria storica come Amarcord, oltre a uno spazio riservato anche al calcio femminile. La testata cura la propria presenza pure su Telegram, Instagram, X, TikTok e Facebook, con formati pensati per ciascun canale.
Lo stemma, la data e il cantiere
L’ultimo anno ha portato anche le scelte identitarie più attese dalla piazza. Nel messaggio di fine stagione i Friedkin hanno annunciato la progressiva riappropriazione dello storico stemma ASR, sostituito nel maggio 2013 dalla gestione precedente con la motivazione che l’acronimo non sarebbe stato compreso all’estero. Il simbolo è tornato sulla prima maglia a partire dalla stagione 2026/2027, dodici anni dopo la sua ultima apparizione. Nello stesso comunicato la proprietà ha fissato al 22 luglio la data delle celebrazioni annuali, pur restando il 7 giugno 1927 il giorno della fondazione.
Sul piano delle infrastrutture il fascicolo più corposo resta il nuovo stadio. La Giunta capitolina ha approvato il progetto di Pietralata, un impianto da 60.605 posti per un investimento complessivo di 1,047 miliardi di euro, di cui quasi 700 milioni destinati alla costruzione e il resto a urbanizzazioni e infrastrutture. L’obiettivo dichiarato dal club è posare la prima pietra nel 2027, proprio nell’anno del centenario. Nel frattempo, l’impianto è entrato nella corsa per Euro 2032 insieme all’Olimpico, con la FIGC chiamata a indicare alla UEFA le cinque sedi italiane entro il 1° ottobre.
Un intervento più piccolo ma dello stesso segno riguarda il Tre Fontane, casa della squadra femminile e della Primavera, per cui il Campidoglio ha approvato un progetto da 320mila euro finalizzato ad allineare la struttura ai requisiti FIGC e UEFA.
La domanda che accompagnerà la stagione non riguarda più cosa la proprietà abbia costruito, ma quanto di quel lavoro riuscirà a diventare visibile proprio nell’anno in cui la Roma compie cento anni.
