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Morte di Domenico, indagini e testimonianze sul trapianto andato storto

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Una missione a Bolzano, un cuore arrivato in condizioni critiche e indagini che cercano risposte: il racconto di infermieri, medici e genitori sul caso di Domenico

Domenico è morto il 21 febbraio, dopo due mesi trascorsi in coma. Alla base della tragedia c’è un caso che intreccia medicina d’emergenza, il fragile ecosistema dei trapianti e un’indagine penale che tenta di chiarire come siano andate davvero le cose durante una concitata giornata di dicembre.

La vicenda
L’intervento che ha seguito il trasferimento di un cuore da un altro donatore è al centro degli accertamenti. Chi ha partecipato racconta momenti di grande tensione: il trasporto dell’organo, la preparazione in sala e le decisioni chirurgiche prese in tempo reale vengono oggi rimesse sotto la lente. Diverse testimonianze riferiscono scelte dettate dall’urgenza e controlli sugli strumenti di conservazione che ora risultano fondamentali per ricostruire la sequenza degli eventi.

Le indagini
La Procura di Napoli ha avviato approfondimenti che hanno portato al sequestro di telefoni e all’emissione di sei avvisi di garanzia. Gli inquirenti stanno raccogliendo dichiarazioni, acquisendo documentazione clinica e verificando le procedure applicate quel giorno. Al centro dell’istruttoria c’è la catena di custodia dell’organo e le decisioni tecniche del team chirurgico, per capire se ci siano profili di responsabilità penale o organizzativa.

Cosa dicono i medici e gli accertamenti tecnici
Le verifiche ospedaliere si concentrano sulle fasi perioperatorie e sulla gestione postoperatoria: i tempi dell’intervento, la funzionalità dei dispositivi di trasporto e l’aderenza ai protocolli di trapianto. Secondo quanto emerso, il bimbo è rimasto in coma per due mesi prima del decesso, e gli esami dovranno chiarire se e quanto le condizioni dell’organo abbiano inciso sull’esito clinico.

Cronologia e rilievi investigativi
Le ricostruzioni investigative collocano l’espianto del cuore del donatore il 23 dicembre. L’atto chirurgico sul donatore è stato registrato pochi minuti prima dell’arrivo dell’organo nella sala operatoria del Monaldi. Aprendo la custodia, chi ha maneggiato il cuore lo ha descritto come «duro», «simile a una pietra». Per tentare di ripristinarne l’idoneità sono stati fatti tentativi successivi di scongelamento, prima con acqua fredda, poi tiepida e infine calda. Analisi sui materiali della custodia e sulle modalità di conservazione proseguiranno per stabilire se siano emerse irregolarità.

Contenitore, ghiaccio e ricostruzione operativa
Gli inquirenti hanno concentrato l’attenzione sul contenitore utilizzato per il trasferimento: si tratta di un modello datato, a cui sarebbe stato aggiunto del ghiaccio indicato come secco. Questo punto è ora oggetto di esami tecnici e chimici. I carabinieri hanno inoltre replicato la procedura nell’ospedale di prelievo per chiarire ruoli e responsabilità e stanno controllando le comunicazioni telefoniche tra le strutture coinvolte, per capire se la squadra di prelievo abbia fornito tutte le informazioni necessarie al centro ricevente a Napoli.

Cosa è emerso in sala operatoria
Più operatori sanitari hanno reso dichiarazioni sugli eventi in sala. Tre infermieri hanno confermato che il cuore appariva indurito all’arrivo e che sono stati messi in atto diversi tentativi per riportarlo a una temperatura compatibile con l’impianto. Le testimonianze segnalano anche tensioni tra i membri dell’équipe: un tecnico avrebbe detto di aver effettuato l’espianto dopo che l’organo si trovava già fuori dall’ospedale, provocando la reazione del chirurgo presente. Questi elementi figurano negli atti e verranno confrontati con i risultati delle analisi tecniche.

La scelta di procedere al trapianto
La decisione di impiantare il cuore è stata presa valutando le condizioni del ricevente e il tempo a disposizione, in una situazione di estrema urgenza. Il cardiochirurgo ha motivato la scelta citando «assenza di alternative», ragione ora esaminata dagli inquirenti che stanno valutando il bilanciamento tra due rischi concreti: lasciare il paziente senza organo o procedere con un muscolo cardiaco potenzialmente compromesso. Le dichiarazioni raccolte in sala e le prove tecniche sull’organo saranno decisive per ricostruire la catena delle responsabilità.

Aspetti giudiziari e medico-legali
Dopo l’esame autoptico, l’organo impiantato è stato sequestrato; sono stati sequestrati anche i telefoni dei professionisti coinvolti per ricostruire le comunicazioni operative. Il pubblico ministero ipotizza il reato di omicidio colposo. I difensori sostengono invece che le scelte cliniche sono nate dall’urgenza e dai tempi estremamente ristretti in cui bisognava decidere. Gli atti comprendono cartelle cliniche, referti operatori e le analisi sul materiale refrigerante: questi documenti saranno confrontati con le testimonianze per verificare il rispetto delle linee guida applicabili.

Le contestazioni della famiglia
I legali della famiglia denunciano possibili omissioni nelle cure dopo l’intervento: dalla documentazione, secondo l’avvocato, emergerebbe un periodo senza interventi decisivi fino al 6 febbraio. La magistratura verificherà queste segnalazioni incrociando cartelle cliniche, referti e dichiarazioni dei testimoni. Sono previste ulteriori consulenze specialistiche per chiarire il nesso causale tra le condizioni dell’organo e l’esito postoperatorio.

La vicenda
L’intervento che ha seguito il trasferimento di un cuore da un altro donatore è al centro degli accertamenti. Chi ha partecipato racconta momenti di grande tensione: il trasporto dell’organo, la preparazione in sala e le decisioni chirurgiche prese in tempo reale vengono oggi rimesse sotto la lente. Diverse testimonianze riferiscono scelte dettate dall’urgenza e controlli sugli strumenti di conservazione che ora risultano fondamentali per ricostruire la sequenza degli eventi.0

La vicenda
L’intervento che ha seguito il trasferimento di un cuore da un altro donatore è al centro degli accertamenti. Chi ha partecipato racconta momenti di grande tensione: il trasporto dell’organo, la preparazione in sala e le decisioni chirurgiche prese in tempo reale vengono oggi rimesse sotto la lente. Diverse testimonianze riferiscono scelte dettate dall’urgenza e controlli sugli strumenti di conservazione che ora risultano fondamentali per ricostruire la sequenza degli eventi.1