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Morte di Fakir, l'autopsia conferma quanto emerso dalla Tac: cosa è stato accertato

Morte di Fakir, l'autopsia conferma quanto emerso dalla Tac: cosa è stato accertato

Morte di Fakir, l'autopsia conferma sangue nei polmoni e vie respiratorie ostruite: entro 90 giorni le risposte sulle cause del decesso.

L’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir conferma la presenza di sangue nei polmoni e delle vie respiratorie ostruite. Saranno ora gli accertamenti medico-legali, attesi entro 90 giorni, a chiarire le cause della morte e l’eventuale ruolo dell’intervento della polizia.

Morte di Fakir, dopo la tac arriva l’esito dell’autopsia: la verità sulle cause del decesso

L’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, morto il 19 luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, avrebbe confermato un elemento già emerso dalla Tac eseguita nei giorni scorsi: i polmoni sarebbero stati pieni di sangue e le vie respiratorie sarebbero risultati completamente ostruite. Un quadro che potrebbe essere compatibile con un decesso per soffocamento provocato dall’emorragia, anche se sarà necessario attendere gli esiti degli approfondimenti medico-legali per stabilire con certezza le cause della morte e l’eventuale ruolo dell’intervento delle forze dell’ordine.

I consulenti incaricati dalla Procura avranno 90 giorni di tempo per depositare le conclusioni. Tra gli aspetti da chiarire figurano l’origine dell’emorragia, l’eventuale incidenza delle tecniche di contenimento utilizzate dagli agenti, compreso l’uso dello spray al peperoncino, e la presenza di possibili concause. La Tac ossea, eseguita il 22 luglio, non avrebbe evidenziato fratture, mentre saranno effettuati anche esami istologici e tossicologici per verificare l’eventuale presenza di farmaci, sostanze stupefacenti o altri elementi utili all’inchiesta.

Secondo quanto emerso, nell’abitazione del 42enne non sarebbe stata trovata droga. Gli specialisti dovranno inoltre ricostruire il quadro clinico dell’uomo, verificando l’eventuale presenza di pregresse patologie cardiache o psichiatriche attraverso la documentazione sanitaria acquisita dagli investigatori.

Morte di Fakir, le dichiarazioni dei legali dopo l’autopsia e il fascicolo della Procura

All’autopsia sarebbero stati presenti i consulenti nominati dalle parti coinvolte: uno indicato dall’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, e uno scelto dalla difesa dei poliziotti e degli operatori del 118. Al termine dell’esame, durato circa sei ore, Anselmo avrebbe dichiarato all’ANSA: “Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Ma bisognerà attendere le conclusioni peritali“. Più prudente il medico legale Benedetto Vergari, consulente dei volontari della Croce Rossa presenti durante i soccorsi: “È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti“, aggiungendo che “non possiamo dire niente“ perché si tratta di “un caso molto complesso“.

Anche l’avvocato dei due agenti, Gabriele Bordoni, ha invitato ad attendere le conclusioni degli esperti: “Non so nulla e aspetto che me lo dicano i consulenti“, sottolineando che nei quesiti formulati dalla Procura è stato richiesto “tutto quello che si deve chiedere“ ai fini delle indagini.

Il procedimento è stato aperto per omicidio colposo e coinvolge, come persone iscritte nel registro per le annotazioni preliminari e non come indagati, i due poliziotti intervenuti e i quattro operatori della Croce Rossa. Parallelamente, gli inquirenti stanno ricostruendo anche la storia clinica del 42enne: dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna il 20 giugno per un problema di natura psichiatrica, Fakir era stato preso in carico dal Centro di salute mentale, dove aveva ricevuto una prima diagnosi, la conferma della terapia e un successivo appuntamento fissato per i primi giorni di agosto.

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