Nel 1953 Anna Maria Ortese pubblicava Il mare non bagna Napoli, e da allora quel titolo è diventato quasi un modo di dire, buono per raccontare una città che il mare ce l’ha davanti ma spesso gli volta le spalle. Quest’anno EDIT Napoli ha provato a smentirlo. L’ottava edizione della fiera del design editoriale e d’autore ha lasciato le alture ed è scesa verso la riviera, con lo sguardo già rivolto all’America’s Cup che la città ospiterà nel 2027.
La Santissima, il cuore della fiera del design a Napoli
Il punto di partenza, però, è rimasto in alto. Per il secondo anno il quartier generale è stato La Santissima, ex convento di epoca angioina sopra i Quartieri Spagnoli, ospedale militare durante le due guerre e oggi hub culturale. Qui Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi, fondatrici e curatrici, hanno riunito circa ottanta espositori.
Il filo rosso è sempre lo stesso, ed è quello che a me piace di più , il designer che fa da editore di se stesso, che segue il progetto dall’idea all’oggetto finito senza delegare a nessuno.
Camera con Vista: le celle delle monache diventano ambienti di design
La sorpresa più bella si chiamava Camera con Vista.
Una decina di designer d’interni, italiani e stranieri, ha avuto in consegna le celle delle monache, stanze di una quindicina di metri quadrati, e le ha trasformate in ambienti veri, da abitare. C’era chi aveva portato i propri pezzi, chi aveva coinvolto aziende partner, e c’era persino chi, al posto di una camera, aveva immaginato un bar o un salotto. Dove un tempo si pregava in silenzio, per tre giorni ci si è seduti in poltrona a guardare il Vesuvio. Non so voi, ma io ci vedo una piccola rivincita.
EDIT Cult: installazioni e design tra Chiaia e la Riviera
Poi si scendeva. I sei progetti di EDIT Cult erano sparsi tra Chiaia e la Riviera e, messi in fila, disegnavano una passeggiata che da sola valeva il biglietto. A Villa Pignatelli Margaret e Christine Wertheim hanno portato Crochet Coral Reef, una barriera corallina all’uncinetto cresciuta in più di vent’anni grazie alle mani di oltre quattromila persone. Ed ecco il punto qui il corallo non è soltanto una metafora, perché al largo di Napoli, a cinquecento metri di profondità, una scogliera corallina esiste davvero. Il mare, insomma, questa città la bagna eccome.
Mostre e installazioni nei palazzi storici di Napoli
Nella chiesa cinquecentesca di San Rocco, sorta dopo un’epidemia di peste, Fabrizia Frezza e Felice Limosani hanno esposto sculture ispirate agli Archetipi di Pace. A Santa Caterina da Siena Margherita Rui ha ragionato di tavola e ospitalità con cinque manifatture italiane in Common Ground. Palazzo Cellamare, che nel Settecento ebbe tra i suoi ospiti anche Giacomo Casanova, ha accolto Light on Spain, le lampade di sei designer spagnoli pensate come luci da cantiere. Chiudevano il giro L’Equilibrista di Lombardini22 a Palazzo Ruffo della Scaletta e, alla Fondazione Plart, la personale di Massimo Lunardon, il maestro del vetro che ha lavorato con Bob Wilson, Andrea Branzi e Ugo La Pietra.
Workshop e incontri: il programma di EDIT Napoli
Chi preferiva sporcarsi le mani ha avuto due occasioni alla Santissima, lo Studio CoPain ha insegnato a costruire con il pane raffermo, Alison Grace Martin a intrecciare la carta fino a ottenere forme tridimensionali. A Villa Pignatelli, Christine Wertheim ha raccontato la storia di quella barriera fatta a mano, domenica alle 11 è stato presentato Cratèra, il libro di Aurosa e Filippo Alison, con Emanuele Quinz e Viviana Saitto.
Il meteo, va detto, non è stato dalla sua parte. Proprio nei giorni della fiera su Napoli si è abbattuta un’ondata di maltempo: tra venerdì e sabato la Protezione civile ha diramato l’allerta arancione, con piogge forti, mare mosso, alberi caduti e una frana a Mergellina, a due passi dalla Riviera. La passeggiata tra le sedi di Chiaia si è fatta a colpi di ombrello, e solo domenica è arrivata qualche schiarita. Una beffa, per un’edizione dedicata al mare: stavolta Napoli l’acqua l’ha avuta soprattutto dal cielo.
Ortese aveva le sue ragioni, e la Napoli che raccontava era un’altra. Ma per tre giorni, almeno, il mare ha bagnato Napoli. E ha portato con sé il design.
