David Hockney è stato una delle figure più influenti dell’arte moderna e contemporanea, capace di attraversare decenni, tecniche e linguaggi diversi senza perdere coerenza stilistica. La sua opera ha unito sperimentazione e immediatezza visiva, trasformando soggetti quotidiani—come piscine, paesaggi e ritratti—in immagini iconiche riconosciute a livello internazionale. L’artista è morto all’età di 88 anni, chiudendo una carriera lunga e rivoluzionaria che ha profondamente segnato la storia dell’arte contemporanea.
Arte, sperimentazione e visione del mondo di David Hockney
La poetica di Hockney si è costruita attorno alla luce, all’acqua e alla rappresentazione della percezione. Iconiche sono le sue piscine californiane, in cui il movimento e la trasparenza diventano linguaggio pittorico. Lui stesso affermava: “Riuscire a rendere la trasparenza dell’acqua è una sfida complicata che mi elettrizza ogni volta”.
Opere come A Bigger Splash (1967) e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) (1971) hanno definito un immaginario visivo riconoscibile e duraturo.
La sua ricerca non si è limitata alla pittura tradizionale: ha sperimentato collage fotografici, video e perfino l’uso dell’iPad, dimostrando una curiosità costante verso le nuove tecnologie. Pur innovando, restava legato al disegno, che considerava essenziale: un atto primario della conoscenza visiva.
In questo senso, la sua pratica era continua esplorazione più che ripetizione, sempre orientata alla libertà creativa.
È morto David Hockney, icona della pittura contemporanea: aveva 88 anni
David Hockney, scomparso a 88 anni, ha concluso il suo percorso umano e artistico con un pensiero di totale consapevolezza: “Ho fatto tutto quello che volevo fare. Non rimpiango nulla”. L’annuncio della sua morte è stato dato dalla sua agente: l’artista si è spento nella sua casa di Londra. Nato il 9 luglio 1937 a Bradford, nello Yorkshire, proveniva da una famiglia modesta che gli fece scoprire presto i musei e il mondo dell’arte, dando inizio a una carriera destinata a segnare la pittura contemporanea.
In quelle esperienze formative, come riportato da Repubblica, raccontava: “Ricordo la riproduzione di una strada dipinta da Cézanne appesa nella casa accanto alla nostra: per me era la cosa più bella vista da piccolo. Ma la vera scoperta è stata a Leeds, dove ho incontrato da vicino l’arte italiana, i francesi, Bonnard. Ho sempre voluto fare l’artista: a 7 anni lo sapevo già. A 16 ero alla Bradford School of Art e a 18 mi sono trasferito a Londra”.
Dopo gli studi al Royal College of Art, si impose rapidamente sulla scena internazionale e già negli anni ’60 si trasferì a Los Angeles, dove la luce californiana influenzò profondamente la sua pittura. Negli ultimi anni tornò più spesso in Europa, tra lo Yorkshire e la Normandia, fino a stabilirsi a Londra per motivi di salute, città in cui si è spento. Continuava però a lavorare quasi isolato.
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