Negli ultimi giorni la diplomazia intorno alla crisi con l’Iran è tornata al centro dell’attenzione internazionale: il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli «aspetti finali» dell’intesa sono ancora in discussione e che i dettagli saranno resi noti a breve, mentre ha detto di aver parlato con il premier israeliano Benyamin Netanyahu e che l’incontro telefonico «è andato bene» (dichiarazioni riferite il 23 maggio 2026).
Queste parole si mescolano con toni più duri: nei giorni precedenti il 18 maggio 2026 Trump aveva avvertito Teheran che il tempo stringe, invitando l’Iran ad accelerare i negoziati o ad affrontarne le conseguenze.
Lo stato dei colloqui e le comunicazioni tra alleati
Secondo quanto riferito dal presidente, sono in corso trattative serrate per definire un accordo che dovrebbe includere garanzie sulla rinuncia al nucleare.
Trump ha anche annunciato di aver informato Israele sull’andamento delle consultazioni: la conversazione con Netanyahu sarebbe durata oltre mezz’ora e ha riguardato, oltre ai contenuti negoziali, la possibilità di riprendere azioni militari in caso di stallo. In parallelo, il presidente avrebbe sospeso un attacco programmato su richiesta di interlocutori regionali, secondo fonti che hanno riportato rinvii di pochi giorni per dare spazio alla diplomazia.
Proposte e controproposte sul tavolo
Le parti non hanno ancora trovato una soluzione condivisa: da una parte gli Stati Uniti avrebbero posto una serie di condizioni, riportate dalla stampa iraniana, che includono il trasferimento di scorte di uranio altamente arricchito fuori da Teheran e limiti alle richieste di riparazioni di guerra; dall’altra l’Iran, secondo media regionali, avrebbe offerto una tregua graduale e la possibilità di congelare parti del proprio programma nucleare piuttosto che smantellarlo completamente, proponendo anche che alcune scorte di uranio siano trasferite in Russia invece che negli Usa.
Le conseguenze pratiche sul passaggio marittimo
Al centro delle tensioni resta il Stretto di Hormuz, via cruciale per il transito di petrolio e gas liquefatti. Teheran ha istituito una nuova autorità, la PGSA (Autorità dello Stretto del Golfo Persico), con il compito di regolamentare i transiti, raccogliere dati e imporre pedaggi: a maggio 2026 sono state segnalate richieste di documentazione e segnalazioni di pagamenti anche molto elevati, fino a circa 2 milioni di dollari per singolo passaggio, secondo fonti giornalistiche. Il governo iraniano giustifica l’iniziativa come un meccanismo per ripristinare ordine dopo episodi di frode e documenti non ufficiali circolati nei mesi precedenti.
La legalità internazionale e le critiche
L’imposizione di tariffe e permessi da parte dell’Iran ha suscitato reazioni internazionali: gli Stati Uniti, i Paesi del Golfo e i membri dell’Unione Europea hanno contestato la legittimità del regime tariffario, citando i principi della UNCLOS sul libero transito attraverso gli stretti internazionali. Teheran, pur avendo firmato la convenzione, non l’ha ratificata integralmente, e questo rimette al centro un conflitto tra norme internazionali e misure unilaterali che incidono direttamente sulla sicurezza della navigazione.
Impatto sui mercati finanziari e prospettive economiche
Le incertezze diplomatiche hanno avuto ricadute immediate sui mercati obbligazionari: la tensione ha spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato, con il trentennale statunitense che ha raggiunto il 5,142% e il decennale il 4,617% al ritorno delle contrattazioni, segnali di preoccupazione per un’accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti, dove i dati più recenti indicavano un aumento dei prezzi al 3,8%. Anche i rendimenti nell’Eurozona e in Giappone hanno registrato incrementi, con conseguente aumento degli spread e pressione sui costi di finanziamento.
Lo sviluppo politico e militare nella regione rimane quindi un fattore determinante non solo per la stabilità geopolitica, ma anche per la traiettoria dei mercati globali: la combinazione tra richieste contrapposte, nuove strutture amministrative come la PGSA e le minacce di azione militare fanno sì che ogni passo avanti o indietro nei negoziati venga valutato con attenzione dagli investitori e dagli attori marittimi. Nei prossimi giorni, secondo le dichiarazioni ufficiali, si attendono annunci formali sui dettagli dell’accordo; fino ad allora, la cautela e la negoziazione rimangono gli strumenti principali per evitare un’escalation che avrebbe effetti diffusi.