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Pakistan mediatore tra Usa e Iran: negoziati a Islamabad con nuove tensioni sullo Stretto di Hormuz

Pakistan mediatore tra Usa e Iran: negoziati a Islamabad con nuove tensioni sullo Stretto di Hormuz

Il Pakistan rilancia la mediazione dopo round negoziali intensi: riprenderanno i colloqui per affrontare le questioni più controverse, dallo Stretto di Hormuz ai beni congelati

Il Pakistan ha assunto un ruolo centrale come facilitatore nei colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran, insistendo perché entrambe le parti mantengano l’impegno al cessate il fuoco. I negoziati, svoltisi a Islamabad e proseguiti tra l’11 e il 12 aprile 2026, si sono sviluppati in più round intensi che non hanno ancora prodotto un’intesa definitiva, ma che rimangono aperti a proseguire nei giorni seguenti.

La posizione pachistana è stata sintetizzata dal ministro degli Esteri Ishaq Dar, che ha ricordato l’importanza di mantenere il patto sul cessate il fuoco e ha confermato la disponibilità di Islamabad a continuare a mediare. Nel frattempo le delegazioni hanno alternato incontri in presenza a scambi di messaggi scritti, cercando di trasformare i progressi tecnici in accordi concreti.

Il ruolo del Pakistan e l’appello al rispetto del cessate il fuoco

Il Pakistan ha ospitato i colloqui e ha agito da intermediario con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’escalation. La dichiarazione ufficiale di Islamabad ha sottolineato la necessità che Usa e Iran continuino a rispettare l’impegno al cessate il fuoco, presentandosi come garante neutrale. Questo ruolo di mediatore comprende sia la logistica dei round negoziali sia la gestione del flusso informativo tra le parti, in un contesto dove la fiducia reciproca è estremamente limitata.

Dichiarazioni e dinamiche diplomatiche

Oltre all’appello formale, Islamabad ha facilitato incontri trilaterali che hanno visto la partecipazione di figure di alto profilo, incluse rappresentanze statunitensi e iraniane. La presenza di funzionari come il vicepresidente statunitense e membri influenti delle delegazioni iraniane ha reso i colloqui particolarmente delicati: il confronto rimane caratterizzato da differenze sostanziali su punti sensibili, mentre la mediazione pachistana tenta di trasformare aperture tecniche in concessioni politiche.

Punti di frizione: lo Stretto di Hormuz e le risorse finanziarie

Al centro delle contrapposizioni resta lo Stretto di Hormuz, via d’acqua strategica per il transito energetico. L’Iran ha ribadito di considerare la gestione dello Stretto una propria prerogativa, opponendosi a proposte di controllo congiunto. Di fronte a queste rivendicazioni, le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato avvisi sulla gestione del traffico navale, contribuendo a un clima di tensione che ha reso lo Stretto uno dei nodi più difficili da sciogliere nei colloqui.

Questioni economiche e sblocco degli asset

Un altro nodo riguarda i fondi iraniani congelati all’estero: fonti iraniane hanno riferito che la partecipazione ai colloqui è legata alla possibilità di sbloccare questi asset, mentre funzionari statunitensi hanno smentito conferme definitive su misure concrete. Il tema degli asset congelati è emerso come elemento chiave nelle proposte iraniane, e la sua gestione rimane oggetto di negoziazione tecnica oltre che politica.

Proseguimento dei negoziati e contesto regionale

Nonostante una prima fase molto intensa, i colloqui non si sono chiusi con un accordo complessivo: i media hanno riferito di una ripresa delle trattative nella tarda serata di domenica, con l’intenzione di affrontare gli argomenti più divisivi. Le delegazioni hanno già completato più round e hanno proceduto a un check tecnico mediante scambi scritti per consolidare intese parziali e preparare i successivi incontri.

Rischi militari e sviluppi diplomatici

Il contesto regionale ha continuato a mostrare segnali di instabilità, con segnalazioni di raid nel sud del Libano e dichiarazioni pubbliche di leader internazionali che alimentano la tensione. Inoltre, riferimenti mediatici a possibili forniture militari dall’estero e dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti hanno contribuito a intensificare il dibattito su scenari sia diplomatici sia difensivi. In questo quadro, la prosecuzione dei colloqui a Islamabad rappresenta una finestra di opportunità ma richiederà compromessi concreti su questioni sensibili come lo Stretto di Hormuz e le contromisure economiche.