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Pensioni 2026, aumenti in arrivo e i requisiti aggiornati per il 2027: le novità

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Pensioni 2026, aumenti: chi ne beneficia, di quanto cresceranno gli assegni e quali saranno i nuovi requisiti dal 2027. Tutto quello da sapere.

Per il 2026 sono previsti incrementi delle pensioni italiane grazie alla perequazione all’inflazione, con un aumento provvisorio dell’1,4% che interesserà soprattutto gli assegni più bassi. Contestualmente, il governo ha già definito i nuovi requisiti per il 2027: la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e un mese, mentre la pensione anticipata richiederà contributi leggermente maggiori rispetto ai valori attuali.

Aggiornamento sulle pensioni 2026: più soldi ma non per tutti

Nel 2026 le pensioni italiane subiranno un leggero aumento grazie al meccanismo della perequazione, che adegua automaticamente gli assegni all’inflazione per proteggere il potere d’acquisto dei pensionati. Il governo Meloni ha fissato un incremento provvisorio dell’1,4%, in attesa del dato definitivo dell’Istat, che potrebbe confermare la stima o generare conguagli nella mensilità di dicembre.

L’adeguamento interesserà soprattutto le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo (pari a 611,85 euro al mese), che riceveranno l’aumento completo. Per le pensioni superiori, l’incremento sarà ridotto progressivamente: al 90% per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per importi maggiori. Questo significa che una pensione di 1.000 euro passerà a circa 1.014 euro, mentre un assegno di 3.400 euro salirà di circa 45 euro. La rivalutazione, calcolata sul lordo, dovrà comunque tener conto di imposte e detrazioni per determinare l’importo netto effettivo.

Secondo Altroconsumo, l’incremento positivo sarà contenuto e non cambierà significativamente la situazione dei pensionati con assegni più alti. La misura mira invece a sostenere in modo concreto chi percepisce pensioni basse, come confermato dal bonus di circa 20 euro mensili destinato a 1,1 milioni di cittadini tra pensione minima e assegno sociale. Tuttavia, la Cgil ha sottolineato il rischio di penalizzare chi ha contribuito più a lungo, evidenziando una criticità del sistema a scaglioni che lega l’adeguamento principalmente agli importi più bassi.

I nuovi requisiti del 2027: pensioni anticipate e prospettive future

Il 2026 segna anche importanti cambiamenti nelle possibilità di pensionamento anticipato. Sono state eliminate Quota 103 e Opzione Donna, strumenti che consentivano di lasciare il lavoro prima del previsto con ricalcolo contributivo dell’assegno. Rimane in vigore l’Anticipo pensionistico (Ape) per i lavoratori in attività gravose, con un limite massimo di 1.500 euro lordi mensili fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. L’età minima per l’Ape passa da 63 anni a 63 anni e 5 mesi, con requisiti contributivi variabili a seconda del tipo di lavoro e della condizione personale (disoccupati, caregiver, invalidi, edili, ceramisti e altre categorie gravose).

Per il resto, le condizioni per la pensione di vecchiaia restano ferme a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, mentre per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con finestra mobile di tre mesi.

Tuttavia, secondo la legge 102/2009, i requisiti verranno aggiornati in base alla crescita della speranza di vita. Dal 2027 la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e un mese, mentre l’anticipata richiederà 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Entro il 2034, sempre secondo le tabelle ufficiali, la vecchiaia arriverà a 68 anni e l’anticipata a 43 anni e 10 mesi per gli uomini e 42 per le donne.