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Piloti di Flydubai in lotta a bordo: atterraggio forzato in Arabia Saudita

Piloti di Flydubai in lotta a bordo: atterraggio forzato in Arabia Saudita

Un acceso scontro tra i piloti di Flydubai ha scatenato una perdita di quota vertiginosa, costringendo l’aereo a un atterraggio d’emergenza a Tabuk, con passeggeri in preda al panico.

Il volo FZ1073, partito da Dubai alle 7.05, era destinato all’aeroporto di Ben Gurion. A bordo viaggiavano 174 passeggeri tra cui 27 bambini, quando, alle 9.21 ora locale, la cabina di pilotaggio è stata teatro di un acceso scontro tra i due piloti di Flydubai. Un uomo, identificato come cittadino dell’Oman, avrebbe tentato di far precipitare l’apparecchiatura, mentre il co-pilota, di nazionalità emiratina, ha cercato di contrastarlo.

L’incidente in volo: cronologia dei fatti

Alle 9.21 sono state registrate le prime variazioni di quota; un minuto dopo l’aereo ha perso 14 mila piedi in meno di trenta secondi, configurando una discesa quasi verticale. In questo intervallo di tempo il transponder ha inviato per breve periodo il codice 7700 (emergenza generica) e, subito dopo, il 7500 segnale di dirottamento, prima di ritornare al 7700 alle 9.38.

Il codice 7500 indica l’intervento non autorizzato a bordo, tipicamente associato a un sequestro. Dopo questi allarmi, l’aereo è stato deviato verso l’Arabia Saudita.

Le comunicazioni di emergenza

Le autorità saudite hanno avviato un’indagine definita “hijack” e hanno ordinato l’atterraggio di emergenza all’aeroporto di Tabuk. L’intervento è avvenuto alle 10.45 ora locale, mentre l’aereo era ancora in volo automatico, e la transizione di frequenza dal controllore saudita a quello giordano è stata l’unica operazione richiesta al team di bordo, secondo le procedure standard.

Reazioni a bordo e risposta delle autorità

Secondo i testimoni, la lotta è degenerata in una colluttazione fisica nella cabina di pilotaggio, culminata con un colpo di coltello al comandante. Una passeggera ha descrito scene di sangue e urla, aggiungendo che alcuni passeggeri israeliani, insieme all’equipaggio, hanno improvvisamente bloccato l’aggressore. «Abbiamo pregato, Shema Yisrael», ha riferito una delle donne a bordo, mentre altri passeggeri hanno raccontato di aver temuto per la propria vita.

All’interno dell’aereo erano presenti almeno due agenti della sicurezza israeliana in borghese, i quali hanno collaborato all’immobilizzazione del pilota ostile. Dopo l’intervento, il velivolo ha ripreso una discesa controllata, ma la sua rapida perdita di quota aveva già causato panico tra i passeggeri.

Le forze dell’Aeronautica militare israeliana sono state mobilitate d’urgenza; due caccia sono stati lanciati per intercettare il velivolo, ma la decisione di non permettere l’ingresso nei cieli israeliani è stata confermata anche dalla Giordania. Il governo israeliano ha predisposto il trasferimento dei passeggeri a Tel Aviv con un aereo militare, ritenendo non sicura la continuazione del volo su un altro mezzo Flydubai.

L’evento ha alimentato le ipotesi di un possibile tentativo di suicidio del pilota omanita, oppure di un attacco terroristico finalizzato a far schiantare l’aereo contro un obiettivo sensibile. Le indagini, che coinvolgono le autorità saudite, israeliane e la compagnia aerea, continuano a esaminare le motivazioni dell’aggressore e la dinamica esatta dei fatti.

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