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Presidenza Mattarella al Csm: richiamo al rispetto reciproco delle istituzioni

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Il presidente della Repubblica è intervenuto personalmente al plenum del Csm per sottolineare l'importanza del rispetto tra poteri e per difendere il ruolo costituzionale dell'organo di autogoverno della magistratura

Il presidente della Repubblica è intervenuto durante il plenum del Consiglio superiore della magistratura, chiedendo un clima di maggiore moderazione e rispetto tra le istituzioni. L’intervento è avvenuto nel corso di una votazione unanime su una pratica di formazione giudiziaria e ha portato a una breve sospensione della seduta: il Capo dello Stato si è poi allontanato dalla sede del Consiglio.

La sua presenza non è stata casuale. Con questo gesto il Presidente ha voluto riaffermare il ruolo costituzionale del Csm e la necessità di difenderne l’autonomia. Ha riconosciuto che l’organo può migliorare, ma ha messo in guardia contro attacchi che finiscono per delegittimare la sua funzione. Il messaggio è stato semplice e diretto: il confronto è legittimo, la delegittimazione sistematica no.

Dai principali palazzi istituzionali e dalla questura la lettura è stata netta: un appello a contenere i toni del dibattito pubblico. Il ministro della Giustizia ha salutato positivamente l’intervento, definendolo un invito alla responsabilità reciproca. Anche esponenti politici e membri del Csm hanno espresso consenso, vedendo nelle parole del Presidente un richiamo a riportare il confronto su coordinate di correttezza.

Non sono mancate però interpretazioni diverse. Alcuni consiglieri hanno puntato sull’aspetto simbolico dell’intervento: un segnale forte, soprattutto in un momento di alta visibilità mediatica. Altri lo hanno letto soprattutto come un monito operativo, volto a difendere il funzionamento dell’istituzione quando è sotto pressione politica e giornalistica.

Il contesto conta molto. L’appello arriva mentre infuria la campagna referendaria, con accuse reciproche e polemiche serrate che rischiano di travalicare i limiti del confronto civile. Per questo la presenza fisica del Presidente è stata percepita come un gesto di equilibrio: non un semplice atto protocollo, ma una scelta volta a stemperare tensioni che potrebbero danneggiare la credibilità delle istituzioni.

Interventi simili del passato hanno spesso avuto effetti immediati nel calmare le polemiche, ma raramente hanno prodotto cambiamenti stabili e duraturi. La domanda ora è se questo richiamo riuscirà a incidere sul tono del dibattito nel tempo, o se resterà un episodio isolato.

Sul piano sostanziale, il messaggio del Capo dello Stato è chiaro: le critiche sono legittime quando servono a migliorare, non quando mirano a smantellare l’autonomia degli organi costituzionali. Occorre una linea di equilibrio che consenta controllo e trasparenza senza trasformarsi in delegittimazione.

Nei prossimi giorni si-attende riscontro nelle sedute successive del Csm e comunicazioni ufficiali dal Quirinale. A decidere l’efficacia dell’appello saranno i comportamenti concreti: politici, giornalisti e operatori istituzionali dovranno mostrare se sono disposti a ridurre i toni e a ricondurre il confronto entro regole condivise.

Sul fondo resta un’istanza semplice ma potente: preservare il plenum del Csm come luogo istituzionale, lontano dalle contese politiche, e mantenere il rispetto reciproco tra i poteri dello Stato. Qualcuno prenderà sul serio questo richiamo; altri potrebbero ignorarlo. Da lì si capirà se il richiamo avrà un eco reale.