La guerra in Ucraina entra in una fase delicata tra annunci di tregua, attacchi militari e negoziati internazionali. Le dichiarazioni di Donald Trump su una sospensione degli attacchi russi su Kiev e le risposte ambigue di Putin evidenziano la complessità della situazione, mentre Zelensky ribadisce la necessità di compromessi concreti per porre fine al conflitto.
Tensioni e negoziati: Zelensky sfida Putin
Sul fronte diplomatico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha escluso categoricamente ogni incontro a Mosca, invitando invece pubblicamente Putin a recarsi a Kiev: “Certo, per me è impossibile incontrare Putin a Mosca. Sarebbe come incontrarlo a Kiev… Lo inviterò pubblicamente, se ha coraggio”.
Zelensky ha ribadito la volontà di giungere a una “reale fine della guerra” e di organizzare colloqui produttivi, sottolineando al contempo le difficoltà nel trovare compromessi sulle questioni territoriali, in particolare sul Donbass, che la Russia intende controllare interamente.
La strategia di compromesso proposta dall’Ucraina, secondo Zelensky, consiste nel mantenere le posizioni attuali delle truppe: “Riteniamo che le dure richieste imposte all’Ucraina non siano chiaramente un compromesso. Si tratta di un cambiamento dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. Parallelamente, la Russia ha annunciato la conquista di altri tre villaggi tra Donetsk e Zaporizhzhia e le autorità ucraine hanno disposto evacuazioni obbligatorie nella regione di Kharkiv, dove recenti raid hanno causato morti e feriti.
Putin ridimensiona la tregua fino a domenica: “Stop ai bombardamenti solo su Kiev”
L’annuncio di Donald Trump riguardante una presunta tregua di una settimana negli attacchi russi sull’Ucraina ha generato confusione e interpretazioni contrastanti. Il presidente statunitense aveva dichiarato che Vladimir Putin aveva accolto “molto carinamente” la richiesta di sospendere gli attacchi, citando il previsto crollo delle temperature fino a 30 gradi sotto zero.
Tuttavia, il Cremlino ha chiarito che la sospensione riguarda esclusivamente la capitale, Kiev, e durerà fino a domenica, in attesa della ripresa dei negoziati di pace ad Abu Dhabi. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha spiegato: “Sì… c’è stato un appello personale del presidente Trump per una settimana, fino al primo febbraio, mentre si creano le condizioni favorevoli per i negoziati”.
Questa formulazione ambigua ha dato luogo a interpretazioni divergenti da parte dei media russi, con Ria Novosti che ha riportato un’accoglienza positiva da Mosca e Tass che ha parlato solo di una richiesta americana. Intanto, l’attività militare sulla capitale ha visto, nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, il lancio di 111 droni russi, dei quali 80 abbattuti. Zelensky ha commentato: “Non ci sono stati attacchi sulle installazioni energetiche, mentre le forze armate russe si concentrano ora su raid contro obiettivi logistici”.
La tregua parziale, sostenuta dagli Stati Uniti, resta quindi fragile e circoscritta, mentre le tensioni internazionali e la complessità dei negoziati continuano a delineare uno scenario estremamente instabile.