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Qatar, il premier chiede coesione e normalità mentre proseguono gli strike iraniani

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Il premier del Qatar loda la coesione sociale, ringrazia le forze armate e chiede di preservare la normalità nonostante i lanci di missili e droni dall'Iran

Di fronte a una serie di attacchi che hanno interessato diversi Stati del Golfo, il governo del Qatar ha chiesto alla popolazione di rimanere unita e preparata. Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, che ricopre anche il ruolo di ministro degli Esteri, ha sottolineato l’importanza della resilienza nazionale e della continuità dei servizi essenziali, ringraziando contestualmente le forze armate per il loro impegno nella difesa del territorio e della popolazione.

Negli ultimi giorni sono state segnalate esplosioni nella capitale Doha e il governo ha confermato l’intercettazione di missili e droni diretti verso obiettivi nel paese. Le autorità hanno inoltre evidenziato come alcuni attacchi abbiano colpito aree non militari, sollevando preoccupazioni sul mancato rispetto del diritto internazionale e sulla protezione dei civili.

Reazione del governo e messaggio alla popolazione

Durante una riunione di gabinetto il premier ha elogiato la coesione sociale tra cittadini e residenti, definendo la compattezza della società «motivo di orgoglio». Ha inoltre ricordato l’ordine impartito dall’Emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani di fare il possibile per garantire che la vita quotidiana segua un corso il più normale possibile. L’appello del governo si è concentrato su due punti fondamentali: rafforzare la capacità del paese di resistere alle difficoltà e assicurare che servizi pubblici e infrastrutture continuino a funzionare senza interruzioni.

Il ruolo delle forze armate e delle istituzioni

Le autorità militari sono state chiamate a mantenere elevati livelli di vigilanza, con pattugliamenti e intercettazioni che, secondo il governo, hanno evitato danni maggiori. Il premier ha voluto porre l’accento sul lavoro delle forze armate quale elemento chiave per la sicurezza nazionale, mentre le istituzioni civili sono impegnate a gestire gli effetti pratici degli attacchi per tutelare la popolazione e le attività economiche.

Contesto regionale e portata degli attacchi

Le operazioni di attacco, attribuite dall’esecutivo a forze iraniane, si inseriscono in un quadro di escalation avviato dopo l’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il February 28. In tutta la regione del Golfo sono stati segnalati lanci di missili e incursioni con droni, e oltre al Qatar anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman hanno intercettato o subito impatti. In Oman, ad esempio, sono stati danneggiati serbatoi di carburante nel porto di Salalah, con conseguenze per il traffico marittimo e la logistica regionale.

Conseguenze umanitarie e dichiarazioni di Tehran

Il conflitto ha avuto ricadute pesanti anche sul fronte civile: fonti ufficiali citano oltre 1.300 civili uccisi in Iran e, dallo stesso lato, Teheran denuncia che quasi 10.000 siti civili sarebbero stati bombardati. Questi numeri vengono presentati in un contesto di reciproche accuse e richieste di legittimazione delle azioni militari, rendendo più difficile la protezione della popolazione e la gestione dei flussi commerciali nella regione.

Reazioni internazionali e appelli diplomatici

A livello internazionale il tema è approdato alle Nazioni Unite, dove l’ambasciatrice qatariota Sheikha Alya Ahmed bin Saif Al Thani ha condannato gli attacchi come violazioni del diritto internazionale e ha avvertito che un’apatia del Consiglio di sicurezza rischierebbe di inviare un «segnale pericoloso» che incoraggi aggressioni verso paesi non coinvolti. Successivamente il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha votato una risoluzione che denuncia gli strike iraniani contro gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Nel chiudere il suo intervento il premier qatariota ha rilanciato un invito alla diplomazia, sollecitando entrambe le parti a tornare al tavolo negoziale: un ritorno al dialogo, secondo il governo di Doha, sarebbe l’unica strada per ridurre le sofferenze dei civili e per stabilizzare una regione che già sopporta pesanti ripercussioni economiche e sociali. In questo quadro, la richiesta principale rimane la protezione della vita quotidiana dei cittadini e il ripristino di condizioni che permettano la normale circolazione di persone e merci.