Il programma noto come Gold Card è stato presentato come un canale rapido e lucrativo per stranieri disposti a investire negli Stati Uniti, con un prezzo d’ingresso fissato a un milione di dollari. Secondo quanto dichiarato dal segretario al Commercio Howard Lutnick, però, dall’avvio operativo a dicembre 2026 la pratica ha registrato una sola approvazione effettiva.
Questa informazione ha acceso il dibattito perché inizialmente il governo aveva parlato di vendite immediate per un valore di 1,3 miliardi di dollari, fatto che sembra in netto contrasto con il numero reale di visti concessi.
Il bilancio delle approvazioni e le promesse iniziali
La narrazione ufficiale che accompagnò il lancio presentava la Gold Card come una versione potenziata della tradizionale green card, descritta dal promotore principale, donald trump, come la green card «con gli steroidi».
Nei giorni successivi al lancio furono citate cifre elevate sulle vendite, ma durante un’audizione pubblica Howard Lutnick ha confermato che, in concreto, è stata approvata soltanto una persona. Nonostante ciò, Lutnick ha fatto presente che ci sono «centinaia» di candidature in fase di esame: una precisazione che prova a spiegare la discrepanza tra i numeri iniziali e l’elenco delle approvazioni.
Cifre contestate e mancanza di trasparenza
Il contrasto tra l’annuncio di vendite per 1,3 miliardi e la singola approvazione solleva interrogativi sulla tempistica di elaborazione delle pratiche e sulla contabilizzazione dei pagamenti. L’identità dell’unico beneficiario non è stata resa pubblica, alimentando ulteriori speculazioni. Inoltre il portale del programma pubblicizza opzioni aggiuntive, come una possibile Trump Platinum Card da cinque milioni, con vantaggi fiscali temporanei sui redditi esteri, ma molte di queste offerte restano sul piano promozionale piuttosto che comprovate da dati di approvazione.
Caratteristiche del programma e confronto con l’EB-5
La Gold Card è pensata per sostituire il tradizionale programma EB-5, che per decenni ha consentito a investitori stranieri di ottenere visti a fronte di investimenti compresi tra 800.000 e 1,8 milioni di dollari in progetti capaci di creare almeno dieci posti di lavoro a tempo pieno. A differenza dell’EB-5, la nuova soluzione non richiede la creazione di posti di lavoro né una storia lavorativa specifica: la somma versata è presentata come una donazione non rimborsabile che apre una via verso la residenza permanente, con possibilità di cittadinanza a valle del processo.
Modalità aziendali e costi accessori
Oltre al percorso individuale da un milione di dollari più una tassa di lavorazione segnalata di 15.000 dollari, il programma prevede una formula per le imprese: un contributo di due milioni per ogni dipendente straniero sponsorizzato, accompagnato da una quota annua di mantenimento dell’1%. Questi meccanismi differiscono nettamente dall’EB-5, perché non pongono come condizione la prova diretta di impatto occupazionale nei progetti finanziati e trasformano l’accesso alla residenza in una transazione finanziaria più diretta.
Reazioni, iscrizioni e prospettive finanziarie
Il portale d’iscrizione aveva attirato molte manifestazioni di interesse: oltre 70.000 registrazioni sono state segnalate dal momento dell’apertura della lista d’attesa a giugno 2026, un numero che testimonia la domanda potenziale. Tuttavia la scarsità di approvazioni operative e le affermazioni sulle entrate straordinarie —conclusive promesse di colmare buchi di bilancio— hanno generato scetticismo tra osservatori e legislatori. Lutnick ha difeso l’approccio, sostenendo che l’amministrazione preferisce procedere con attenzione per assicurare che le pratiche siano istruite correttamente.
Implicazioni politiche ed economiche
Il progetto suscita discussioni su due fronti: da un lato il potenziale afflusso di capitale e la dichiarata volontà di incrementare le entrate federali; dall’altro i dubbi sulla trasparenza, sulle promesse di risultato e sull’equità di un sistema che permette l’accesso alla residenza in cambio di ingenti somme senza obblighi occupazionali. In attesa di numeri più concreti sulle approvazioni, la Gold Card resta un programma controverso che mescola politica migratoria, strategia economica e marketing istituzionale.