Il rogo al locale Le Constellation a Crans-Montana ha lasciato una scia di lutto e di feriti, e ora la gestione delle cure immediate diventa una controversia tra Stati. Nei giorni successivi alla tragedia, alcuni giovani italiani sono stati soccorsi e ricoverati per poche ore negli ospedali del Cantone del Vallese prima di essere trasferiti in elicottero al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda a Milano.
Recentemente alcune famiglie hanno ricevuto documenti con importi significativi a titolo di rimborso, mentre emergono anche richieste di volerne addebitare il costo allo Stato italiano.
La vicenda ha assunto immediata rilevanza diplomatica: da una parte fatture inviate dall’ospedale di Sion a tre famiglie italiane con cifre riportate tra i 15.000 e i 60.000 franchi svizzeri, dall’altra la comunicazione che una mutua elvetica intende chiedere all’Italia il rimborso complessivo di circa 100.000 franchi (pari a circa 108.000 euro) per le spese sostenute.
Tra rassicurazioni di copertura e dichiarazioni contraddittorie, il caso è finito al centro di incontri tra rappresentanti istituzionali.
Le fatture inviate alle famiglie e le cifre in gioco
Negli scambi amministrativi emersi, l’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie italiane delle richieste di pagamento relative alle cure immediate ricevute nei giorni successivi all’incendio.
Gli importi segnalati oscillano tra i 15.000 e i 60.000 franchi svizzeri, somme che hanno sorpreso e indignato i genitori dei giovani pazienti, molti dei quali sono stati poi trasferiti urgentemente in Italia. Le strutture ospedaliere spiegano che si tratta di documenti contabili necessari per la loro rendicontazione interna e per ricostruire i costi sostenuti: una prassi che, seppure comprensibile dal punto di vista amministrativo, risulta dolorosa nel contesto di una tragedia.
Reazioni legali e richieste di chiarimento
Il legale che assiste alcune delle famiglie ha definito le comunicazioni «inopportune», sottolineando come, alla luce delle indagini in corso e delle ipotesi di responsabilità emerse, le spese dovrebbero essere a carico delle autorità locali del Cantone del Vallese. In questo senso, le fatture sono state viste come certificazioni tecniche che però avrebbero potuto essere evitate per rispetto delle vittime e delle loro famiglie. Parallelamente, l’Ambasciata d’Italia a Berna ha preso in carico la vicenda per ottenere chiarimenti ufficiali dalle autorità elvetiche.
La dimensione diplomatica: incontri e posizioni contrapposte
La questione ha richiesto l’intervento dell’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, che ha incontrato il presidente del Cantone del Vallese, Mathias Reynard. Dall’incontro sono emerse dichiarazioni divergenti: da un lato la segnalazione che una mutua svizzera intende chiedere il rimborso all’Italia per circa 100.000 franchi, dall’altro la contestuale affermazione, riferita da alcune fonti, che il Cantone non avrebbe margini normativi per farsi carico di tali spese. A queste posizioni si contrappone però la versione secondaria secondo cui alcune fatture sarebbero state inviate «per errore» e che, in definitiva, le cure sarebbero a carico delle autorità cantonali e, se necessario, della Confederazione svizzera.
Il principio di reciprocità invocato dall’Italia
L’ambasciatore Cornado ha inoltre richiamato un principio di reciprocità, osservando come l’Italia si sia resa disponibile in passato per assistere cittadini svizzeri e abbia partecipato ai soccorsi — inclusa l’azione di un elicottero della Protezione Civile della Valle d’Aosta nelle fasi iniziali dell’emergenza. Per questo motivo, ha spiegato, il governo italiano non intende farsi carico delle spese che la controparte svizzera dichiara di voler reclamare. La diplomazia quindi cerca una soluzione che eviti oneri alle famiglie e ristabilisca chiarezza tra le amministrazioni.
La posizione delle autorità regionali italiane e lo stato dei ricoveri
Sul fronte italiano, l’assessore al Welfare della Regione Lombardia ha assicurato che «nessuno dovrà sborsare un euro» per le cure legate all’incendio. La Regione ha attivato una Fondazione incaricata di definire le procedure per eventuali indennizzi, coordinandosi con le famiglie, i medici e le istituzioni coinvolte. Al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda risultano ricoverati più pazienti provenienti dall’incendio: alcuni ancora in terapia intensiva per ustioni, altri in riabilitazione respiratoria o già in fase di dimissione ma con percorsi di medicazione e riabilitazione lunghi e complessi.
Prossimi passi e incontri in agenda
La rappresentanza diplomatica italiana ha fissato un incontro con il presidente del Cantone per il 24 aprile per ottenere spiegazioni formali. Sul piano regionale, sono previste ulteriori riunioni operative per definire criteri di indennizzo e percorsi di assistenza: appuntamenti che serviranno a fare chiarezza su chi dovrà sostenere i costi e su come tutelare le persone coinvolte in un quadro di responsabilità pubbliche ancora al vaglio.
Cosa resta da chiarire
La vicenda mette in luce molte questioni aperte: dalla corretta applicazione di procedure amministrative negli ospedali svizzeri alla definizione di competenze e responsabilità tra Cantone, Confederazione e reciproche autorità sanitarie, fino alla tutela immediata delle famiglie colpite. È necessario che le istituzioni coinvolte comunichino con trasparenza, distinguendo tra pratiche contabili ordinarie e atti che possono generare angoscia in chi già sta affrontando il recupero dopo una tragedia. In assenza di un accordo chiaro, rimangono centrali il rispetto per le vittime e il principio di reciprocità invocato dalle autorità italiane.