Un’inchiesta giudiziaria sta facendo luce su un presunto caso di falso accademico che coinvolge l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. La Procura di Napoli ha chiuso le indagini preliminari riguardanti la tesi di laurea presentata da Boccia all’università telematica Pegaso nel 2026. Secondo gli inquirenti, il lavoro sarebbe stato copiato per il 91%, con il 70% del testo riconducibile a una tesi di un’altra studentessa laureatasi alla Luiss nel 2018.
La vicenda ha preso una piega complessa, con accuse reciproche tra Boccia e l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, che sarebbe parte lesa in un procedimento per stalking. L’università Pegaso, che si è costituita parte civile, ha dichiarato che l’inchiesta è stata avviata su sua denuncia, dopo che un software aveva rilevato irregolarità nella tesi.
Le accuse di plagio e falso dichiarativo
La tesi di laurea di Maria Rosaria Boccia, intitolata Sistema Sanitario Nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblicaè al centro delle indagini. Secondo la Guardia di Finanza di Napoli, il 70% del testo sarebbe stato copiato dalla tesi di un’altra studentessa della Luiss, mentre il restante 20% proverebbe da altre fonti non citate.
Inoltre, Boccia è accusata di aver firmato una dichiarazione di originalità falsa, affermando che il lavoro era interamente suo.
L’università Pegaso ha precisato che l’inchiesta è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dall’ateneo stesso, dopo che un servizio giornalistico aveva sollevato dubbi sull’autenticità della tesi. L’università ha avviato verifiche già lo scorso settembre, nel pieno rispetto delle normative vigenti.
Le reazioni di Maria Rosaria Boccia e dei suoi legali
Maria Rosaria Boccia, attraverso i suoi avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, ha dichiarato di non aver ancora ricevuto alcuna formale notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. I legali hanno sottolineato che l’avviso di conclusione delle indagini non equivale in alcun modo a un’affermazione di responsabilitàe hanno espresso preoccupazione per la diffusione di informazioni relative a procedimenti giudiziari prima che gli atti vengano formalmente portati a conoscenza della persona interessata.
Boccia ha anche puntato il dito contro l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, affermando che quest’ultimo sarebbe indagato in tre procedimenti che la vedrebbero come parte offesa. I legali di Sangiuliano, Silverio Sica e Giuseppe Pepe, hanno ribattuto che nel procedimento per stalking è l’ex ministro la parte lesa, e che i fatti in oggetto hanno determinato il rinvio a giudiziocon il processo che inizierà il 6 ottobre.
Le prossime mosse nell’inchiesta
Con la chiusura delle indagini, Maria Rosaria Boccia ha ora 20 giorni di tempo per presentare memorie o chiedere un interrogatorio. Se non lo farà, rischia il processo. La Procura di Napoli, guidata dai sostituti procuratori Ciro Capasso, Vincenzo Piscitelli e Claudio Orazio Onorati, ha richiesto all’università Pegaso la documentazione necessaria senza procedere ad accessi invasivi.
La vicenda continua a svilupparsi, con accuse reciproche e una crescente attenzione mediatica. Mentre Boccia sostiene di essere vittima di una campagna di diffamazione, l’università Pegaso e la Procura di Napoli procedono con le loro indagini, alla ricerca della verità su un caso che ha scosso il mondo accademico.
