Gli elettori in Armenia si sono recati alle urne domenica per un’elezione parlamentare che molti considerano determinante per l’orientamento internazionale del paese. Al centro del dibattito restano la possibilità di chiudere i contendenti decennali con l’Azerbaijan sulla questione del Karabakh e la relazione con Russia e con l’EU. Il premier Nikol Pashinyanfigura emersa durante la rivoluzione del 2018ha posto la pace come fulcro della propria campagna, offrendo agli elettori una scelta tra continuità nella sua linea politica o un cambio di rotta.
La misura dell’affluenza ha dato indicazioni precoci: la Central Election Commission ha rilevato un’affluenza del 33.84% alle 10:00 GMTcioè sei ore dopo l’apertura dei seggi. Il voto è seguito con attenzione internazionale per il possibile impatto sul bilanciamento tra legami storici con Moscow e un rafforzamento dei rapporti con l’EU e gli Stati Uniti.
La posta in gioco: pace, costituzione e rapporti con l’estero
Per il primo tema concreto è centrale la prospettiva di un accordo con l’Azerbaijan dopo la presa di controllo del Karabakh nel 2026. Il premier ha sostenuto che la sua vittoria permetterebbe di perseguire un trattato di pace e, se ottenesse una maggioranza qualificata in parlamento, la strada sarebbe spianata per eventuali riforme costituzionali che l’altra parte richiede.
Pashinyan, 51-year-oldha sintetizzato il suo approccio con messaggi rivolti all’elettorato: “We will accept any choice made by the people“, e nelle uscite pubbliche ha ribadito che il paese manterrà una politica estera equilibrata dopo il voto: “there is no question of choosing“.
Il requisito costituzionale e il negoziato con Baku
Una vittoria netta del partito di governo renderebbe più agevole ottenere la soglia dei due-thirds dei seggi necessaria per indire eventuali referendum costituzionali legati alle condizioni poste dall’Azerbaijan. Questo elemento è stato descritto dai candidati come decisivo per la capacità di portare a termine accordi di normalizzazione e per dare certezza politica a eventuali intese con i vicini.
La variabile russa e le tensioni diplomatiche
Il rapporto con Russia è una delle questioni più divisive della campagna elettorale. Vladimir Putin è intervenuto pubblicamente, osservando in maggio che le mosse verso l’EU possono ricordare casi recenti in Europa orientale: “We all see what is happening with Ukraine now…How did it all begin? With Ukraine’s attempt to join the EU.” Analisti e autorità locali hanno segnalato campagne di disinformazione e pressioni economiche come elementi volti a influenzare il voto e l’orientamento politico di Yerevan.
In risposta alle tensioni, alcuni leader esterni hanno manifestato il proprio sostegno. Tra questi, una dichiarazione molto netta è arrivata dagli Stati Uniti con una frase di endorsement assoluto: “TOTAL Endorsement for Re-Election“, rivolta a Pashinyan da parte del Presidente degli Stati Uniti. Anche altri interlocutori internazionali hanno espresso aperture verso il premier, accompagnandone il profilo politico in chiave di dialogo con l’Europa.
Pressioni economiche e politica interna
Prima del voto sono emerse anche misure economiche e operazioni di influenza che hanno segnato il confronto pubblico. Il tema della dipendenza energetica e delle relazioni commerciali con partner storici ha alimentato il dibattito interno, mentre alcuni elettori hanno espresso giudizi personali sul corso degli ultimi anni. Tra le testimonianze raccolte, un artigiano di 63 anni, Hakob Hakobyanha detto: “I voted for peace. Only Pashinyan can bring peace“, mentre un altro elettore, il tecnico meccanico Khachatur Movsisyanha motivato il proprio voto con la necessità di cambiamenti nella politica estera e interna.
La campagna ha inoltre visto la partecipazione di figure politiche che incarnano visioni alternative: tra i leader dell’opposizione figura il miliardario Samvel Karapetyanche rappresenta una prospettiva più filo-russa rispetto alla linea del governo. Il confronto pubblico si è svolto su temi concreti come sicurezza, sovranità e strategie economiche per il paese.
Il risultato di queste elezioni determinerà non solo la direzione della politica estera dell’Armeniama anche la possibilità di avviare riforme costituzionali rilevanti per i negoziati di pace. In un clima segnato da voci internazionali, misure economiche e forti divisioni interne, gli occhi restano puntati su Yerevan mentre la nazione affronta una scelta sul proprio futuro strategico.
