Una presunta mail interna del Pentagono, riportata da Reuters, ha riacceso le tensioni all’interno della NATO durante il conflitto con l’Iran. Nel documento, tra le varie opzioni prese in considerazione, comparirebbe anche l’ipotesi di una “Spagna fuori dalla Nato”, insieme ad altre misure indirizzate agli alleati ritenuti meno collaborativi. Il tema centrale riguarderebbe il sostegno logistico e militare a Washington, diventato motivo di attrito crescente tra i membri dell’Alleanza Atlantica.
La presunta mail del Pentagono e le possibili misure contro gli alleati NATO
Una mail interna attribuita al Pentagono, riportata da Reuters, delinea una serie di possibili contromisure verso gli alleati della NATO che non avrebbero garantito supporto agli Stati Uniti nel contesto del conflitto con l’Iran. Il documento, che non avrebbe valore di ordine ufficiale ma circolerebbe tra alti livelli militari, esprimerebbe insoddisfazione per il rifiuto di alcuni Paesi di concedere accesso a basi, diritti di sorvolo e supporto logistico, elementi indicati come ABO (Access, basing and overflight), definiti nel testo come «il minimo assoluto che si possa chiedere alla Nato».
Tra le ipotesi discusse emergerebbero scenari di forte impatto politico: la possibile sospensione di alcuni membri ritenuti poco collaborativi, una revisione della posizione statunitense sulla sovranità britannica delle isole Falkland — con inevitabili riflessi nei rapporti con l’Argentina di Javier Milei — e, secondo alcune indiscrezioni non confermate, anche una riduzione della presenza militare USA in Europa.
La mail, pur non suggerendo un ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza, descriverebbe un ventaglio di opzioni che avrebbe l’obiettivo di ricalibrare i rapporti interni alla NATO.
Un elemento rilevante è che, sul piano formale, la NATO non prevederebbe una procedura semplice di “espulsione” di un membro: l’uscita volontaria è disciplinata dall’articolo 13 del Trattato di Washington, mentre qualsiasi forma di sospensione sarebbe quindi una scelta politica e non giuridicamente codificata, con conseguenze altamente controverse per la tenuta dell’Alleanza.
Perché gli Usa vogliono la Spagna fuori dalla Nato? La mail sospetta
Nel documento verrebbe citata esplicitamente la Spagna, che durante il conflitto avrebbe negato l’utilizzo delle basi di Rota e Morón per operazioni militari contro l’Iran. Madrid è arrivata anche a invocare clausole dell’accordo bilaterale con Washington per limitare l’uso delle infrastrutture e ha successivamente chiuso lo spazio aereo agli assetti coinvolti nelle operazioni. Queste basi hanno un ruolo strategico centrale per le operazioni statunitensi nel Mediterraneo e verso il Medio Oriente, rendendo la decisione spagnola particolarmente sensibile per la pianificazione militare americana. Proprio per questo, secondo la ricostruzione, il dissenso di Madrid avrebbe avuto un peso significativo nella frustrazione espressa nel documento interno.
La reazione statunitense sarebbe stata particolarmente dura. Donald Trump avrebbe definito la Spagna “un terribile alleato” e avrebbe minacciato ripercussioni anche in ambito commerciale, mentre la Commissione europea è intervenuta a sostegno di Madrid. Il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson, senza smentire il documento, avrebbe dichiarato: “il Dipartimento della Guerra assicurerà al presidente opzioni credibili per gli alleati affinché smettano di essere una tigre di carta e facciano la loro parte“.
Gli Usa vogliono la Spagna fuori dalla Nato? La replica di Pedro Sánchez
Dal canto suo, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha respinto le indiscrezioni, affermando alla stampa: “Non ci basiamo sulle email, ma sui documenti ufficiali e sulle posizioni assunte in questo caso dal governo degli Stati Uniti“. Ha inoltre ribadito che la Spagna resta un partner affidabile della NATO, sottolineando il contributo militare nell’est Europa e il raggiungimento degli obiettivi di spesa: “Siamo buoni alleati della Nato“.
Nel complesso, la vicenda si inserisce in una fase di tensione più ampia tra Washington e alcuni partner europei, dove le divergenze sull’utilizzo delle infrastrutture militari e sulla condivisione degli oneri strategici stanno diventando un punto sempre più sensibile nei rapporti transatlantici.