Il virus West Nile continua a diffondersi in Europa e il 2026 registra il numero più alto di contagi mai rilevato. L’Italia è il Paese più colpito, con 770 casi segnalati, mentre l’Ecdc avverte del rischio di nuove infezioni e invita a rafforzare la sorveglianza e le misure di prevenzione contro le zanzare.
Il virus raggiunge nuove aree: sorveglianza e prevenzione al centro
L’espansione del West Nile interessa anche Paesi in cui finora la circolazione locale non era stata documentata. Nei Paesi Bassi sono stati segnalati 59 casi umani dall’inizio dell’anno, mentre in Belgio ne sono stati rilevati 15, i primi contagi autoctoni registrati nel Paese. Per affrontare il fenomeno, l’agenzia europea sollecita sistemi di sorveglianza efficaci, uno scambio tempestivo di informazioni tra i settori sanitario, veterinario e ambientale e una maggiore attenzione alla diagnosi precoce.
Fondamentale anche il controllo delle zanzare, attraverso il monitoraggio degli insetti, l’eliminazione dei luoghi in cui si riproducono e interventi mirati coordinati tra le autorità competenti.
L’Ecdc invita inoltre la popolazione a proteggersi dalle punture, soprattutto nelle zone interessate dalla circolazione virale. Tra le precauzioni consigliate figurano l’utilizzo di repellenti, l’impiego di indumenti lunghi e comodi nelle ore serali e notturne e l’installazione di zanzariere alle finestre, reti protettive o, quando opportuno, sistemi di aria condizionata.
Particolare cautela è raccomandata per gli anziani e per le persone con un sistema immunitario indebolito, maggiormente esposte al rischio di sviluppare forme gravi. «Una diagnosi più tempestiva, una maggiore consapevolezza e un efficace controllo delle zanzare possono aiutarci a ridurre l’impatto del virus man mano che si diffonde in nuove aree», sottolinea Ole Heuer, responsabile di un’unità dell’Ecdc.
Virus West Nile, record di contagi in Europa: Italia prima per numero di casi
Il 2026 segna un primato negativo per la diffusione del virus West Nile in Europa, con l’Italia al primo posto per numero di infezioni registrate. Secondo i dati aggiornati al 7 ottobre dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nei Paesi dell’Unione europea sono stati rilevati 1.715 casi umani contratti localmente, il dato più elevato mai registrato. Di questi, 748 riguardavano l’Italia, una cifra successivamente salita a 770 secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità. Anche Grecia e Francia hanno raggiunto livelli di contagio mai osservati prima. L’agenzia europea segnala inoltre un’estensione della circolazione del patogeno verso territori più settentrionali rispetto al passato.
Il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente, nonostante il progressivo cambiamento delle condizioni climatiche con la fine dell’estate. «La circolazione potrebbe proseguire, seppur a livelli inferiori, nelle settimane a venire», avverte l’Ecdc, che non esclude quindi nuovi casi. Dall’inizio della stagione sono stati registrati 130 decessi. L’agenzia precisa, tuttavia, che il numero complessivo delle infezioni non coincide con una maggiore gravità della malattia: «al momento non vi sono indicazioni di una maggiore gravità dell’infezione» rispetto agli anni precedenti. La percentuale di pazienti ricoverati, di persone che hanno sviluppato manifestazioni neurologiche e di decessi resta infatti inferiore ai livelli osservati nell’ultimo decennio.
