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Riapertura del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto: nuove restrizioni in atto

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La speranza dei pazienti a Gaza è stata nuovamente delusa con l'apertura del valico di Rafah, che consente l'accesso a assistenza medica solo a una ristretta parte della popolazione.

Il valico di Rafah, unico punto di uscita da Gaza verso l’Egitto, ha riaperto le sue porte. Tuttavia, la realtà è ben lontana dalle aspettative. Solo cinque pazienti sono riusciti a lasciare la Striscia, mentre migliaia di altri rimangono in attesa di aiuto medico.

La madre di uno dei pazienti, Randa Abu Mostafa, ha accompagnato il suo 17enne, Mohammed, in questo viaggio tanto atteso.

Mohammed ha subito un grave infortunio all’occhio a causa di un attacco aereo israeliano e ora spera di ricevere le cure necessarie per recuperare la vista.

Limitazioni e realtà della riapertura

Nonostante le promesse, la riapertura del valico di Rafah, considerata un passo significativo verso la fine del conflitto, ha mostrato il suo volto più restrittivo. Durante il primo giorno, solo cinque pazienti sono stati autorizzati a passare, accompagnati da due familiari ciascuno, portando il numero totale di viaggiatori a quindici.

Le difficoltà di accesso

Per far fronte alla situazione, le autorità sanitarie di Gaza avevano concordato con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di far uscire cinquanta pazienti al giorno. Tuttavia, il numero effettivo è stato drasticamente inferiore. Il Dr. Mohammed Abu Salmiya, direttore della struttura medica di al-Shifa, ha sottolineato che la necessità di evacuare pazienti è critica, specialmente per quelli con condizioni mediche gravi come malattie cardiache e tumori.

Le storie dei pazienti

Ibrahim Abu Thuraya, uno dei fortunati a ricevere l’autorizzazione per lasciare Gaza, ha subito un’amputazione e ha un proiettile di shrapnel conficcato nell’occhio. Con il dolore che aumenta quotidianamente, Ibrahim ha espresso la sua frustrazione: “La mia condizione peggiora e non ho accesso alle cure necessarie qui in Gaza”.

La speranza di un futuro migliore

Nonostante le difficoltà, i pazienti e le loro famiglie continuano a nutrire la speranza che la situazione migliori. Randa, mentre aspetta nel cortile dell’ospedale, esprime il suo desiderio di tornare a Gaza una volta che suo figlio avrà ricevuto le cure necessarie. “La cosa più importante per me ora è che mio figlio possa vedere di nuovo”, afferma con determinazione.

Le restrizioni imposte da Israele continuano a suscitare indignazione. Le procedure di sicurezza complesse e i limiti imposti sul numero di uscite esacerbano la già difficile situazione umanitaria della Striscia di Gaza, dove si stima che circa 22.000 persone necessitino urgentemente di cure mediche.

Il valico di Rafah, che ha visto chiusure prolungate in seguito a conflitti, rappresenta una speranza per molti. Tuttavia, la sua funzionalità è ancora compromessa da politiche restrittive e complessità burocratiche. Attualmente, solo un numero esiguo di pazienti riesce a varcare il confine, lasciando così una lunga lista di attesa per coloro che necessitano di assistenza.

La situazione attuale e le speranze future

Il ritorno alla normalità per i pazienti di Gaza sembra ancora lontano. Mentre il valico di Rafah rimane aperto, l’attesa e la frustrazione di molti che non riescono a uscire continuano a crescere. Ogni giorno, decine di pazienti con gravi condizioni di salute sperano di avere la possibilità di ricevere le cure necessarie.

Le autorità egiziane hanno dichiarato di essere pronte ad accogliere i pazienti, con circa 150 ospedali pronti a riceverli. Tuttavia, la situazione è instabile e le incertezze persistono. I gruppi umanitari continuano a fare pressione affinché il valico di Rafah venga gestito in modo più efficiente, permettendo un flusso costante di pazienti in cerca di aiuto.