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Riforma della legge 1992 sulla caccia: il primo via libera del Senato e le reazioni

Riforma della legge 1992 sulla caccia: il primo via libera del Senato e le reazioni

Il Senato ha approvato il disegno di legge che rivede la normativa del 1992 sulla caccia; il voto (80 favorevoli, 56 contrari) apre il passaggio alla Camera e scatena critiche delle opposizioni, mentre il presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura, Maurizio Zipponi, difende il testo e richiama il ruolo di Ispra

Il Senato ha approvato il primo via libera alla riforma della legge del 1992 sulla caccia con 80 voti favorevoli e 56 contrari, a Palazzo Madama inviando il disegno di legge alla Camera per il prosieguo dell’esame. Il voto ha acceso un ampio fronte di reazioni politiche e sociali, con proteste in piazza e prese di posizione incrociate tra associazioni ambientaliste e rappresentanze del mondo venatorio.

La riforma ridefinisce la gestione della fauna selvatica e presenta l’attività venatoria come utile alla tutela di biodiversità ed ecosistemi, collocando i cacciatori come “bioregolatori”. Il provvedimento tocca temi sensibili come l’ampliamento delle aree pianificabili, l’estensione delle specie cacciabili e la gestione del lupo. Il dibattito resta in aggiornamento. Ultimo aggiornamento: 24 giugno 2026.

Le novità del disegno di legge: aree, specie e stagioni

Il testo estende le aree potenzialmente inseribili nella pianificazione venatoria includendo boschi pubblici aree demaniali e, secondo i sostenitori, anche porzioni di litorale come le spiagge con limiti e esclusioni che restano materia di regolazione. È previsto l’aumento del numero di specie cacciabili e un allungamento delle stagioni venatorie per alcune tipologie, con particolare riferimento alla caccia al cinghiale, in raccordo con obiettivi di contenimento degli ungulati.

Sul fronte delle dotazioni, il Ddl contempla l’uso regolamentato di dispositivi per la selezione degli ungulati, in capo a figure autorizzate, nel quadro della pianificazione regionale.

Tra i punti più discussi figura il capitolo specie protette: la nuova disciplina prevede una diversa gestione del lupo che nel testo perde l’attuale status di specie particolarmente protetta per essere inserito in regimi di controllo più stringenti, con l’obiettivo dichiarato di proteggere gli allevamenti. Il disegno di legge introduce inoltre un inasprimento delle sanzioni contro il bracconaggio, distinguendo la caccia regolamentata dalle attività illegali. Le giornate di silenzio venatorio non risultano eliminate e i calendari devono restare allineati al quadro nazionale ed europeo.

Il ruolo di Ispra e il perimetro dei divieti

Il ruolo di Ispra viene ridisegnato: le sue indicazioni non risultano più vincolanti come in passato su alcuni aspetti, pur restando riferimento tecnico-scientifico nazionale all’interno di un sistema consultivo più ampio che coinvolge istituzioni, Regioni e rappresentanze agricole e venatorie. I difensori della riforma sostengono che la finalità sia aggiornare strumenti decisionali con dati e competenze, evitando automatismi, mentre gli oppositori segnalano il rischio di un indebolimento della tutela basata sull’evidenza scientifica.

Restano fermi i divieti nei parchi nazionali e regionali e nei centri abitati, dove la caccia è preclusa e gli eventuali interventi di controllo faunistico seguono regole diverse dall’attività venatoria ordinaria. La pianificazione resta in capo alle Regioni, che dovranno armonizzare i nuovi perimetri con la normativa vigente. Il Ministero dell’Ambiente ha assicurato un lavoro di verifica per la compatibilità del Ddl con obblighi internazionali e diritto dell’Unione europea.

Reazioni politiche e proteste: piazza e appelli

La maggioranza ha rivendicato il voto come passo verso una gestione attiva dei territori. Il relatore Giorgio Maria Bergesio ha sintetizzato: “Ora ci sarà una gestione attiva a tutela dei territori”. Dall’altra parte, opposizioni e associazioni ambientaliste hanno inscenato un sit-in al Pantheon e parlato di arretramento nella tutela della fauna. Tra i giudizi più duri, Angelo Bonelli ha definito la riforma una “vergogna contro la biodiversità”, mentre esponenti del Pd l’hanno bollata come “legge sparatutto”. Il Movimento 5 Stelle ha denunciato una norma “contra constitutionem”.

Il fronte delle associazioni verde-ambientaliste, tra cui Legambiente Lac, Lav, Enpa, Lipu e Wwf, ha criticato il messaggio di “disponibilità generalizzata” degli spazi naturali all’attività venatoria. Aurora Floridia ha affermato che la fauna verrebbe trattata come “risorsa da sfruttare”. In parallelo, un gruppo trasversale di parlamentari ha rivolto un appello alla Presidente del Consiglio richiamando le parole di Leone XIV sulla rilevanza sociale e morale del tema e il magistero di Papa Francesco sulla cura della “casa comune”. L’Udc ha espresso soddisfazione per un impianto definito “equilibrato e responsabile”.

Le posizioni del mondo venatorio e i profili costituzionali

Le associazioni venatorie hanno difeso il testo. Maurizio Zipponi presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura ha sostenuto che la riforma “non vuole cancellare le tutele ma aggiornare regole nate oltre trent’anni fa”, respingendo l’idea di una liberalizzazione generalizzata come “affermazioni false o gravemente fuorvianti”. Zipponi ha ribadito che Ispra “resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale” all’interno di un sistema consultivo allargato e ha richiamato l’inasprimento delle sanzioni contro i bracconieri come elemento di distinzione tra legalità e illegalità.

Le opposizioni hanno sollevato rilievi di costituzionalità richiamando l’articolo 9 della Costituzione che tutela ambiente e biodiversità per le generazioni future. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha ricordato l’inserimento del principio di tutela dell’ambiente nella Carta. Sul versante governativo, il ministro Gilberto Pichetto ha assicurato che il Mase ha lavorato per garantire la compatibilità del Ddl con la normativa eurounitaria. Il passaggio alla Camera aprirà una fase di esame di emendamenti e verifiche sulla coerenza con i vincoli europei, oltre che sulla sostenibilità delle estensioni proposte a aree e specie cacciabili.

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