Il Senato ha espresso il primo via libera al disegno di legge che riforma la normativa venatoria risalente al 1992 con un voto che ha registrato 80 appoggi e 56 contrari a Palazzo Madama. La decisione manda ora il testo alla Camera per l’esame successivo e rilancia un confronto politico e sociale che coinvolge parlamentari, associazioni ambientaliste e rappresentanti del mondo venatorio.
Sul piano politico, è emersa una mobilitazione trasversale che ha rivolto appelli alla presidente del Consiglio, citando il pensiero di Leone XIV definito «di grande rilevanza sociale e morale» e il magistero di Francesco sulla cura della casa comune.
Contenuto del provvedimento e contestazioni costituzionali
Il testo ridefinisce l’approccio alla gestione della fauna selvatica e descrive la caccia come un’attività finalizzata alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, attribuendo ai cacciatori il ruolo di bioregolatori.
Le opposizioni hanno sollevato rilievi di costituzionalità, sostenendo che la riforma contraddice l’articolo 9 che contempla la tutela ambientale e la protezione della biodiversità per le generazioni future. Tra le modifiche discusse figura anche l’ampliamento delle aree che, secondo il testo, potrebbero essere inserite nella pianificazione venatoria, con possibili impatti su boschi pubblici, aree demaniali e spiagge; inoltre è previsto un allargamento delle specie soggette a prelievo e una diversa disciplina per il lupo, che secondo il Ddl perderebbe l’attuale qualifica di specie particolarmente protetta come oggi prevista.
Le dichiarazioni di Maurizio Zipponi e il ruolo di Ispra
Maurizio Zipponi, presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura ha difeso il disegno di legge sostenendo che la riforma «non vuole cancellare le tutele ma aggiornare regole nate oltre trent’anni fa». Zipponi ha insistito sul fatto che la gestione moderna della fauna selvatica si basa su strumenti fondati su dati competenze scientifiche, pianificazione e controlli, e ha respinto definizioni che parlano di una liberalizzazione generalizzata dell’attività venatoria come «affermazioni false o gravemente fuorvianti».
Ispra come riferimento tecnico-scientifico
In particolare il presidente del Comitato ha ribadito che Ispra «resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale in materia di tutela e gestione della fauna», e che il contributo dell’ente sarà inserito in un sistema consultivo più ampio, pensato per combinare competenze scientifiche, istituzioni, Regioni e rappresentanze del mondo venatorio e agricolo. Zipponi ha chiarito che tale inserimento non equivale a cancellare controlli o limiti, ma a organizzare decisioni pubbliche fondate su dati e competenze.
Punti di tensione: aree, specie e strumenti operativi
Tra le preoccupazioni rilanciate dalle opposizioni e da varie associazioni ci sono i possibili effetti dell’ampliamento delle aree incluse nella pianificazione venatoria, la gestione di specie come oche e piccioni inselvatichiti, e l’uso regolamentato di dispositivi per la selezione degli ungulati. Zipponi ha precisato che la pianificazione resta di competenza regionale e che non è prevista la possibilità di cacciare nei parchi nazionali e regionali o nei centri abitati: per questi ambiti restano in vigore divieti e misure di tutela, mentre eventuali attività di controllo differiscono dalla caccia ordinaria e sono già soggette a norme specifiche.
Il presidente del Comitato ha inoltre respinto l’idea che il Ddl favorisca il bracconaggio, ricordando che il testo prevede inasprimento delle sanzioni per chi viola le regole e sottolineando che il bracconaggio è un fenomeno antitetico all’attività venatoria regolare. Sul tema dei calendari venatori Zipponi ha ribadito che questi devono rispettare il quadro nazionale ed europeo, tutelando i periodi sensibili delle specie, e che non è prevista l’eliminazione delle giornate di silenzio venatorio.
Il provvedimento approvato al Senato accende un dibattito politico e tecnico che proseguirà alla Camera con il confronto parlamentare chiamato a valutare osservazioni, emendamenti e i profili di compatibilità con le norme costituzionali e il diritto europeo. Il testo e le reazioni che lo accompagnano mettono in rilievo questioni complesse di bilanciamento tra tutela della biodiversità, sicurezza, pianificazione territoriale e interessi agricoli, rendendo necessario un approfondimento mirato e basato su evidenze scientifiche e controlli istituzionali.
