La presidente della BceChristine Lagarde ha fatto il punto a Bruxelles sull’effetto dello shock energetico originato dalla guerra in Medio Oriente sulle dinamiche dei prezzi e sulle aspettative degli operatori. Nel suo intervento davanti alla commissione economica del Parlamento Europeo Lagarde ha sottolineato come l’aumento dei costi energetici abbia spinto verso l’alto i tassi d’inflazione a brevissimo termine, pur evidenziando segnali di ancoraggio delle attese sul medio-lungo periodo.
Secondo la presidente, l’inflazione complessiva è salita, con un’accelerazione osservata nei mesi recenti; in particolare, il tasso headline è passato dal 3,0% di aprile al 3,2% di maggio. Un elemento chiave della dinamica è il rincaro dell’energia, che ha registrato aumenti superiori al 10% sia in aprile sia in maggio, contribuendo in modo rilevante alla traiettoria dei prezzi.
Effetti sul sentiment e posizionamento delle aspettative
Lagarde ha evidenziato che “le aspettative di inflazione a breve termine sono aumentate ben al di sopra dei livelli precedenti“: questa frase riassume la preoccupazione per l’impatto immediato dello shock energetico. Tuttavia, ha anche osservato che il pubblico non sembra attendersi un’alta inflazione permanente, dato che la maggior parte degli indicatori relativi alle aspettative di inflazione a lungo termine si colloca intorno al 2%.
Questo ancoraggio delle attese svolge un ruolo cruciale nel sostenere la previsione di una progressiva stabilizzazione dei prezzi verso l’obiettivo della Bce.
Comportamento dei core measures
Oltre alla componente energetica, Lagarde ha richiamato l’attenzione sull’inflazione al netto di energia e alimentari, che a maggio si è attestata al 2,6%. Questo valore indica che, pur predominando l’effetto diretto dei prezzi energetici, si manifestano anche alcuni effetti indiretti sui prezzi core, riflettendo la trasmissione delle pressioni di costo in altri settori.
Impatto sull’attività economica e dati di crescita
La guerra, ha detto la presidente, “sta ora pesando sull’attività economica” e le informazioni disponibili mostrano un rallentamento, in particolare nel settore dei servizi. In contrapposizione, il settore manifatturiero ha mostrato finora una maggiore resilienza, sostenuto da due fattori specifici: l’accumulo di scorte in risposta alle tensioni sulle catene di approvvigionamento e un aumento della spesa legata alla difesa. Queste dinamiche divergenti tra comparti contribuiscono a una crescita complessiva moderata, ma con segnali disomogenei al suo interno.
Le proiezioni dello staff dell’Eurosistema presentate da Lagarde a giugno 2026 illustrano questo quadro: per il Pil reale è previsto uno sviluppo dello 0,8% nel 2026 dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Questi numeri traducono l’attesa di una ripresa graduale, ma contenuta, che convive con i rischi derivanti dall’incertezza geopolitica e dagli shock sui mercati energetici.
Quantificazione dell’inflazione futura nell’Eurosistema
Le proiezioni dello staff dell’Eurosistema includono anche scenari sull’inflazione headline: il percorso indicato prevede un avvicinamento dell’indicatore verso livelli più vicini all’obiettivo della Bce nel medio termine, con valori decrescenti nel triennio considerato. La fiducia della presidente nella capacità della politica monetaria di riportare l’inflazione verso l’obiettivo è fondata proprio sull’ancoraggio delle aspettative a lungo termine vicino al 2%.
Lagarde ha inoltre definito lo shock energetico come “troppo ampio per poterlo ignorare senza compromettere il nostro obiettivo“, sottolineando come la portata dello shock renda necessario monitorare attentamente gli sviluppi ma, al contempo, non abbia ancora fornito evidenze di un disancoraggio delle aspettative o di effetti di secondo ordine tali da richiedere una risposta politica più forte in questa fase.
Il quadro resta però segnato da rischi legati all’evoluzione della guerra in Medio Oriente e dall’eventuale persistenza dei rincari energetici.
