I colloqui multilaterali tra Usa e Iran sono ripresi nella tarda serata a Islamabad, dopo una lunga sessione negoziale che ha richiesto circa quindici ore e non ha sciolto i nodi principali. Secondo i media di Stato iraniani, tra cui IRIB e Tasnim News, si tratta di un “terzo round ad oltranza” ospitato al Serena Hotel, con forti misure di sicurezza fornite dalle autorità pakistane.
In Italia la ripresa della trattativa coincide con il tardo pomeriggio-sera (tra le 17:00 e le 21:00) per la differenza di tre ore con Islamabad.
Lo stato dei negoziati e i passaggi tecnici
La delegazione iraniana ha reso noto su X che dopo quattordici ore di lavoro i colloqui sono stati interrotti temporaneamente per uno scambio di documenti tra gli esperti tecnici, ma che la discussione proseguirà nonostante alcune differenze residue.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha sottolineato che il successo dipende dalla serietà e buona fede della controparte e dal rispetto dei diritti dell’Iran, richiamando anche un momento di lutto nazionale che, secondo lui, ha rafforzato la determinazione della delegazione. L’atmosfera è stata descritta da fonti pakistane come cordiale, benché persistano divergenze sostanziali segnalate da analisti esterni.
Composizione delle delegazioni
La squadra americana è guidata dal vicepresidente JD Vance, affiancato dall’inviato speciale Steve Witkoff e dalla figura influente del genero presidenziale Jared Kushner. L’Iran è rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, una combinazione che mescola falchi e pragmatici. Il ruolo del Pakistan, con il premier Shehbaz Sharif e il capo di stato maggiore Asim Munir, è quello di mediatore: Islamabad ha favorito la tregua iniziale e ora ospita l’incontro trilaterale come ponte neutrale tra le parti.
La dimensione militare: operazioni nello Stretto di Hormuz
Mentre i negoziati procedevano, il Centcom ha coordinato attività navali nello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza dei traffici petroliferi. Le unità coinvolte, i cacciatorpedinieri USS Frank E. Petersen Jr. (DDG-121) e USS Michael Murphy (DDG-112), hanno transitato l’11 aprile per iniziare operazioni di bonifica anche con droni marini. L’obiettivo dichiarato è ripristinare il passaggio sicuro per circa il 20% del commercio petrolifero mondiale che transita per quel corridoio strategico.
Minacce e rischi
La risposta delle milizie iraniane non si è fatta attendere: un portavoce dei Pasdaran ha avvertito che qualsiasi nave militare straniera che violi le acque territoriali sarà severamente colpita, alzando il livello di tensione in un momento in cui la presenza di unità straniere è finalizzata a proteggere petroliere civili. La situazione è dunque contraddistinta dalla convivenza di sforzi diplomatici e azioni militari, con il rischio costante che un incidente navale possa vanificare i progressi in corso a Islamabad.
Pressioni politiche ed escenari possibili
Al tavolo delle trattative entrano questioni ampie: la riapertura completa dello Stretto di Hormuz, il rifiuto di qualsiasi programma nucleare militare iraniano, il congelamento o lo sblocco degli assets finanziari e la richiesta iraniana di un cessate-il-fuoco in Libano. Ghalibaf ha fissato precondizioni nette, chiedendo garanzie su questi punti e mostrando evidenze delle vittime civili come elemento di pressione morale. Dall’altra parte, il presidente statunitense ha oscillato tra l’ottimismo per il presunto successo dell’operazione militare denominata Epic Fury e l’avvertimento a Teheran di non usare tattiche dilatorie.
Interventi esterni complicano il quadro: dichiarazioni successive hanno toccato Pechino, con accuse non confermate su forniture di sistemi di difesa all’Iran e repliche ufficiali di smentita. Anche figure religiose e internazionali hanno chiesto la cessazione delle ostilità: in questo contesto anche un appello del Papa — citato con forza dai media — richiama all’urgenza di fermare la spirale di violenza. Con una tregua di quattordici giorni annunciata in precedenza e una deadline implicita, le prossime ore rimangono decisive per capire se la diplomazia riuscirà a trasformare una stretta di mano formale in un accordo sostenibile o se la situazione scivolerà nuovamente verso l’escalation.