Nel fine settimana più turbolento degli ultimi mesi, le vie centrali di Milano sono state teatro di una serie di azioni violente che hanno colpito direttamente le boutique di alta moda. HermèsChanel e Pomellato hanno visto le loro vetrine frantumate, gli arredi rotti e numerosi prodotti sottratti, spingendo le catene a chiudere temporaneamente per timore di ulteriori saccheggi.
Le devastazioni nelle boutique di lusso
Le autorità hanno stimato un danno complessivo che supera il milione di euro, tenendo conto non solo dei beni rubati ma anche dei costi di riparazione di vetrine e arredi. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha visitato i locali colpiti insieme al presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, definendo gli episodi «inaccettabili e ingiustificabili».
Il bilancio economico si aggiunge al danno simbolico poiché la percezione di insicurezza minaccia la reputazione del centro commerciale della città.
Arresti, inchiesta e ripercussioni
Entro i primi due giorni sono stati effettuati circa cinquanta fermate; di questi, soltanto undici individui erano maggiorenni, tutti compresi tra i 18 e i 24 anni. Il resto dei sospetti, minorenni proviene da diverse province del Nord – Varese, Lecco, Novara, Torino – e si è mescolato a una manifestazione autorizzata denominata «Italia in piazza».
Gli arresti sono stati contestati con gli estremi di devastazione e saccheggio reati punibili da otto a quindici anni, oltre a resistenza pluriaggravata.
Profili dei giovani coinvolti
Le indagini hanno rivelato una tipologia eterogenea: ragazzi di seconda e terza generazione di famiglie immigrate, ma anche adolescenti italiani di diverso ceto sociale. Nessuno di loro era precedentemente segnalato per attività radicali o per precedenti legati a tumulti di piazza. Alcuni hanno affermato di essere finiti sul posto «per caso», altri hanno dichiarato di aver agito spinti da una voglia di distruzione indistinta più che da un concreto obiettivo politico.
Estensione del fenomeno a Bologna e Torino
Parallelamente a Milano, le forze dell'ordine di Bologna e Torino hanno dovuto fronteggiare scontri simili. A Bologna, in zona Piazza Medaglie d'Oro, manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro la polizia, costringendo l'uso di lacrimogeni; a Torino, nella zona della stazione di Porta Nuova, sono stati impiegati anche idranti per disperdere la folla. Questi episodi confermano la natura «diffusa» della protesta, che non è legata a una singola organizzazione ma a gruppi autonomi autoconvocati.
Il vicepremier Matteo Salvini ha definito la situazione «una rara violenza» e ha richiesto un inasprimento delle misure anti-violenti. La Procura di Milano, guidata da Luca Villa, ha inviato al GIP le richieste di convalida degli arresti e avvierà gli interrogatori presso la questura Berccaria, mentre i maggiorenni sono già stati portati davanti al giudice di Milano per la decisione delle misure cautelari. La magistratura minore, invece, si trova a gestire un carico di lavoro «eccezionale», dovuto al gran numero di minorenni coinvolti.
