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Schlein insiste su cessate il fuoco e no all'uso delle basi USA: dura critica al governo

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Elly Schlein ha chiesto al governo di lavorare per un immediato cessate il fuoco e di escludere l'uso delle basi USA, criticando la gestione politica e la scarsa consultazione con le opposizioni

Nel confronto parlamentare sulla crisi in Medio Oriente la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha pronunciato un intervento netto, chiedendo all’esecutivo di concentrarsi su iniziative diplomatiche e sul ritorno al negoziato. In aula la leader dem ha invitato il governo a mettere al centro la richiesta di cessate il fuoco e a non autorizzare l’impiego delle installazioni militari nazionali per operazioni che possano alimentare ulteriori escalation. Il discorso è arrivato dopo le comunicazioni dei ministri e a valle dell’approvazione di una risoluzione di maggioranza che ha polarizzato i gruppi parlamentari.

Le richieste principali avanzate da Schlein

Schlein ha articolato diverse istanze: innanzitutto l’azione politica per ottenere un immediato cessate il fuoco, quindi la riapertura dei canali diplomatici e la tutela dei cittadini italiani bloccati nelle aree di crisi. Ha definito necessario che Roma eserciti una pressione concreta su alleati come gli USA affinché si fermi ogni offensiva militare unilaterale che, a suo avviso, viola il diritto internazionale. In questa cornice ha ribadito il sostegno del Pd al popolo iraniano e la condanna del regime, pur sostenendo che la transizione democratica non si realizza con interventi militari ma con percorsi negoziali.

Cessate il fuoco e ruolo della diplomazia

Per Schlein il rilancio della diplomazia è la via per evitare un allargamento del conflitto: ha chiesto che l’Italia lavori con i partner europei per promuovere mediazioni e iniziative che riportino la politica al centro. Ha citato esempi di leader europei che hanno preso posizioni nette contro l’escalation, suggerendo che Roma dovrebbe fare altrettanto e usare gli strumenti multilaterali per proteggere il territorio europeo e la popolazione civile. Il concetto di cessate il fuoco viene presentato come condizione imprescindibile per riaprire i canali negoziali e occuparsi delle emergenze umanitarie.

No all’uso delle basi USA

Un punto centrale è stato l’invito a escludere qualsiasi autorizzazione all’impiego delle basi USA sul territorio italiano per operazioni che possano sostenere attacchi ritenuti illegittimi. Richiamando il principio contenuto nell’articolo 11 della Costituzione, Schlein ha sostenuto che il nostro paese non può prestarsi a iniziative militari che contraddicono gli impegni costituzionali e il diritto internazionale. Ha chiesto una dichiarazione chiara e preventiva del governo su questo tema, evitando ambiguità che potrebbero coinvolgere l’Italia in responsabilità politiche o legali.

La risposta della maggioranza e il voto in aula

Dal lato della maggioranza, la Camera ha approvato una risoluzione che impegna il governo a partecipare a uno «sforzo comune» nell’ambito dell’Unione Europea per sostenere, se richiesto, gli Stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni. Il testo sottolinea anche il rispetto del quadro giuridico legato alle installazioni concesse alle forze statunitensi e prevede possibili dispiegamenti difensivi nell’area del Golfo per tutelare cittadini e infrastrutture strategiche. La risoluzione ha ottenuto la maggioranza dei voti in aula, mentre la proposta del centrosinistra è stata respinta.

Numeri e reazioni

La votazione in Camera si è conclusa con l’approvazione della risoluzione di maggioranza e con il bocciamento della proposta presentata da Pd, M5S e altri gruppi. Le cifre del voto mostrano la divisione netta tra schieramenti e hanno prodotto prese di posizione critiche dall’opposizione, che ha lamentato di non essere stata adeguatamente coinvolta nella definizione del testo. In questo quadro le dichiarazioni degli esponenti dell’esecutivo hanno evidenziato la volontà di mantenere la collaborazione con i partner internazionali per la sicurezza europea, mentre i gruppi contrari hanno richiesto maggiore trasparenza e coesione nazionale.

Conseguenze politiche e prospettive per il centrosinistra

Oltre agli aspetti di politica estera, lo scontro ha rilevanza interna: Schlein ha criticato la leadership del governo per quella che ha definito una «subalternità» rispetto ad alcuni alleati e per la scelta di non affrontare la questione in Parlamento in prima persona. Ha inoltre ribadito la necessità di costruire una proposta politica unitaria del centrosinistra in vista delle prossime sfide elettorali, sottolineando il lavoro già svolto su temi nazionali come lavoro, scuola e sanità. L’obiettivo dichiarato è presentarsi come alternativa credibile, con una linea chiara sulla politica estera e sul rispetto delle norme internazionali.

In sintesi, il dibattito parlamentare ha messo in luce due visioni distinte: da una parte l’urgenza, secondo l’opposizione, di fermare le azioni militari e di puntare sulla diplomazia; dall’altra la volontà della maggioranza di mantenere strumenti di cooperazione e difesa con gli alleati, nel quadro dei vincoli giuridici internazionali. Il nodo sulle basi USA e sul cessate il fuoco rimane al centro della discussione politica, con ricadute che riguarderanno tanto la politica estera quanto la scena politica interna.