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Mediaset contro Corona, nota ufficiale dopo l'episodio di Falsissimo: "Falsità gravissime"

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Dalle accuse nell'episodio di Falsissimo alla risposta ufficiale: Mediaset contesta le parole di Corona e annuncia tutele legali.

La tensione tra Mediaset e Fabrizio Corona sale di livello dopo l’ultima puntata di Falsissimo. Le dichiarazioni dell’ex paparazzo sul caso Signorini e sull’azienda hanno spinto il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi a intervenire con una presa di posizione ufficiale, netta e senza sconti.

Mediaset risponde a Corona dopo Falsissimo: la posizione ufficiale dell’azienda

Dopo ore di attesa, Mediaset ha deciso di intervenire pubblicamente sulle dichiarazioni di Fabrizio Corona. L’azienda guidata da Pier Silvio Berlusconi ha diffuso un comunicato ufficiale in seguito all’ultima puntata di Falsissimo, pubblicata su YouTube la sera del 26 gennaio. Nel video, l’ex paparazzo è tornato a parlare citando anche altri volti noti dell’emittente e sostenendo che il gruppo non avrebbe mai preso le distanze dal conduttore del Grande Fratello.

Scontro totale con Corona, comunicato durissimo di Mediaset: “Falsità gravissime”

Nel comunicato, Mediaset chiarisce subito il proprio punto di vista, ribadendo che la libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone. L’azienda prende nettamente le distanze dai contenuti diffusi da Corona, sottolineando come quanto circolato online “non solo non ha nulla a che vedere con la verità ma nemmeno con il giornalismo”.

La nota parla apertamente di falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di qualunque fondamento, che finirebbero per danneggiare non solo una società quotata in Borsa, ma anche singole persone e le loro famiglie. Mediaset denuncia inoltre un meccanismo che “normalizza l’odio e la violenza verbale”, precisando: Questo non è informare. Questo non è denunciare. Questo è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto.

In chiusura, arriva la conferma che il gruppo agirà nelle sedi opportune per tutelare l’azienda, i professionisti coinvolti e contrastare “ogni forma di campagna d’odio mascherata da libertà di parola”.