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Italiano obbligatorio per i genitori stranieri, Valditara lancia la proposta: la Cgil insorge

Italiano obbligatorio per i genitori stranieri, Valditara lancia la proposta: la Cgil insorge

Valditara rilancia l’italiano obbligatorio per alcuni genitori stranieri: la proposta sull’integrazione scolastica scatena le critiche della Flc Cgil.

La lingua italiana come strumento di integrazione a scuola. Dal Meeting di Rimini, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha proposto corsi obbligatori di italiano per i genitori stranieri i cui figli hanno difficoltà scolastiche. Un’ipotesi contestata dalla Flc Cgil, che parla di una misura punitiva anziché inclusiva.

Scuola, la proposta di Valditara: “Per genitori di studenti stranieri obbligo di studiare l’italiano”

Secondo Valditara, il coinvolgimento delle famiglie rappresenta uno degli elementi decisivi per migliorare l’integrazione e il rendimento degli studenti. “Io proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per quei genitori i cui figli non vanno bene a scuola, hanno problemi all’interno della comunità scolastica, perché non si può perdere a casa quello che si impara a scuola“, ha spiegato.

Il ministro ha sottolineato l’importanza che i genitori conoscano la lingua, seguano il percorso dei figli e mantengano un rapporto costante con gli insegnanti. “Ci sono troppi genitori stranieri invece che non si fanno vedere a scuola, anche questo è importante“, ha aggiunto.

La proposta si inserisce in un progetto più ampio sull’integrazione. A inizio agosto Valditara aveva annunciato l’intenzione di presentare un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola, affiancandolo a corsi di italiano destinati alle famiglie straniere.

Il confronto dovrebbe entrare nel vivo a novembre, quando il ministro intende organizzare una grande assise con forze politiche, sindacati, docenti, esperti e rappresentanti degli studenti. L’obiettivo dichiarato è delineare un modello di accoglienza fondato anche sulla “condivisione dei nostri valori“.

A Rimini Valditara ha affrontato inoltre il tema del buono scuola, annunciando che nella prossima legge di Bilancio chiederà di renderlo strutturale e di aumentare progressivamente le risorse. I primi dati, ha riferito, parlano di 7mila famiglie che ne hanno già fatto richiesta e di 9 milioni di euro impegnati sui 20 milioni disponibili.

La Flc Cgil boccia la proposta di Valditara: “Non è integrazione, è una sanzione”

La posizione del ministro è stata contestata dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil, secondo cui collegare l’obbligo di frequentare corsi di italiano alle difficoltà scolastiche dei figli rischierebbe di ottenere il risultato opposto. “Rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori degli alunni stranieri che non vanno bene a scuola non è integrazione: è una sanzione imposta per decreto“, sostiene il sindacato.

Per la Flc Cgil, inoltre, la scarsa presenza di alcuni genitori stranieri nella vita scolastica non può essere attribuita semplicemente al disinteresse. Dietro le difficoltà di partecipazione ci sarebbero spesso orari di lavoro rigidi, doppi turni, problemi di conciliazione tra famiglia e occupazione e carenza di mediazione linguistica e culturale.

Il sindacato teme quindi che un obbligo possa aumentare la distanza tra le famiglie e l’istituzione scolastica, creando uno stigma anziché favorire l’inclusione. La strada indicata è invece quella di potenziare gli strumenti già disponibili, a partire dai CPIA, i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti.

La Flc Cgil chiede più personale e risorse, corsi di italiano L2 organizzati in fasce orarie compatibili con il lavoro, mediatori linguistici e culturali stabili e una rete più capillare di percorsi di alfabetizzazione sul territorio. “La lingua si impara se è accessibile, gratuita, vicina, compatibile con i tempi di vita, non se è minacciata“, conclude la nota.

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