La sera del 16 un ordigno esplosivo ha distrutto due autovetture parcheggiate davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia nella frazione di Torvaianica. L’esplosione ha danneggiato anche il muro perimetrale della proprietà, mettendo in pericolo la pubblica incolumità. Oggi, i carabinieri del Comando Provinciale di Roma in collaborazione con i Nuclei Investigativi di Roma e Frascati, hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti dei presunti esecutori del gesto criminoso.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ha portato alla luce un’azione pianificata con modalità di tipo mafioso. Gli indagati sono accusati di detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Tre di loro sono stati rinchiusi in carcere, mentre uno è agli arresti domiciliari.
Le tracce del commando: dalla Fiat 500 X alla gelatina da cava
Le indagini hanno ricostruito minuziosamente le fasi preparatorie e esecutive dell’attentato. Una telecamera sulla strada statale 148 Pontina ha ripreso una Fiat 500 X noleggiata in Campania che ha percorso il tragitto verso Roma e ritorno nelle ore successive all’esplosione. L’analisi dei tabulati telefonici ha confermato che i cellulari degli esecutori seguivano lo stesso percorso della vettura, sia il giorno dell’attentato che durante un precedente sopralluogo.
I rilievi tecnici, condotti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno rivelato che l’ordigno era composto da gelatina da cava un materiale obsoleto ma estremamente distruttivo. Questo dettaglio ha portato gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di una rete illecita di approvvigionamento di esplosivo.
Un’azione su commissione: i mandanti e i tentativi di inquinamento probatorio
Secondo le ricostruzioni degli investigatori, il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone ancora non identificate. I mandanti avrebbero fornito supporto logistico e finanziario, pianificando persino una possibile fuga all’estero per gli esecutori. Inoltre, gli indagati hanno tentato di ostacolare le indagini, effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede SIM e concordando linee difensive omertose.
Le perquisizioni sono ancora in corso per identificare altri soggetti coinvolti, tra cui coloro che avrebbero fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico. L’inchiesta continua per svelare l’identità dei mandanti e smantellare la rete criminale dietro l’attentato.
