> > Starmer nel Golfo: la diplomazia britannica per salvare lo Stretto di Hormuz

Starmer nel Golfo: la diplomazia britannica per salvare lo Stretto di Hormuz

Starmer nel Golfo: la diplomazia britannica per salvare lo Stretto di Hormuz

Keir Starmer visita Doha e altri paesi del Golfo per lavorare sul fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e per cercare soluzioni alla crisi attorno allo Stretto di Hormuz

Il primo ministro britannico Keir Starmer è atterrato a Doha il 10 aprile 2026 come tappa di un tour diplomatico che includeva Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. L’obiettivo ufficiale della missione è sostenere l’accordo tra Stati Uniti e Iran che ha portato a un temporaneo cessate il fuoco e nello stesso tempo lavorare con i partner regionali per consentire la piena ripresa dei flussi energetici globali attraverso lo Stretto di Hormuz.

La visita segue giorni di tensioni e di segnali contrastanti: dopo annunci di apertura, lo Stretto è tornato al centro della contesa marittima. Starmer ha sottolineato che c’è ancora «molto lavoro da fare» per consolidare la tregua, punto che riflette la percezione internazionale della situazione come instabile e suscettibile di ricadute immediate.

Perché lo Stretto di Hormuz è al centro della crisi

Lo Stretto di Hormuz è uno snodo strategico per il commercio petrolifero mondiale e per questo ogni restrizione o interruzione assume valenza geopolitica ed economica. Secondo i dati di monitoraggio citati dai media, al 7 aprile risultavano ferme nel Golfo circa 800 unità e una quantità stimata di 172 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati distribuiti su circa 187 petroliere, con impatti immediati sui mercati energetici. La sospensione del normale traffico marittimo non è dunque solo un problema logistico, ma una leva di pressione con effetti globali.

Rotte alternative e avvertenze militari

La Marina dei Guardiani della rivoluzione iraniani ha comunicato modifiche alle rotte per le navi in transito, indicando passaggi alternativi più vicini alle coste iraniane e segnalando il rischio di mine lungo la via abituale. In pratica, le vie di ingresso e uscita dal Golfo sono state deviate intorno all’isola di Larak, con percorsi che evitano i tratti più prossimi alle coste dell’Oman. Queste decisioni aumentano i tempi di navigazione e i rischi operativi per gli armatori, oltre a sollevare questioni legali e di sicurezza.

Il quadro diplomatico e le richieste di Teheran

All’origine delle tensioni vi sono anche le condizioni poste dall’Iran al negoziato: tra le richieste, la gestione del transito nello Stretto di Hormuz sotto un sistema regolamentato dalle sue forze armate. Questo concetto, presentato come esigenza di sicurezza nazionale, è stato descritto in alcuni documenti come l’istituzione di un possibile “casello di Hormuz”, con ipotesi di pedaggi da versare anche attraverso criptovalute. Tale proposta suscita controversie dal punto di vista del diritto marittimo internazionale.

Aspetti legali e rischi economici

Giuristi e osservatori sollevano dubbi sulla compatibilità di un sistema di controllo totale dello Stretto con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, strumento che l’Iran ha firmato ma non ha ratificato, complicando ulteriormente il quadro normativo. Inoltre, esiste il rischio che armatori che accettino di pagare per il transito possano incorrere in sanzioni internazionali, aumentando i costi e le esitazioni delle compagnie di navigazione.

La reazione internazionale e il ruolo del Regno Unito

Il viaggio di Starmer mira a coinvolgere i governi del Golfo come partner chiave per stabilizzare i passaggi marittimi e far rispettare l’accordo di tregua negoziato dagli Stati Uniti. Il Regno Unito insiste sulla necessità di una risposta multilaterale per ripristinare i corridoi commerciali: senza la fiducia dei paesi costieri e senza misure concrete di deminaggio e di supervisione, la semplice dichiarazione di cessate il fuoco resta fragile.

Il rischio di escalation regionale

Eventi sul terreno, come la recente escalation tra Israele e forze nel Libano, hanno influito sulle decisioni iraniane riguardo al traffico marittimo, secondo fonti giornalistiche. Tali dinamiche dimostrano quanto le crisi locali possano innescare effetti a catena su rotte internazionali critiche, mettendo in evidenza l’importanza di canali diplomatici attivi e di misure pratiche per proteggere il transito commerciale.

In questo contesto, la visita di Starmer del 10 aprile 2026 appare come un tentativo di raccordare diplomazia, sicurezza marittima e interessi energetici: il successo dipenderà dalla capacità dei partner di tradurre una tregua fragile in procedure operative condivise e legalmente sostenibili, per permettere al traffico nello Stretto di Hormuz di tornare a livelli stabili e sicuri.