La morte di Abdullah Atik nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo evidenzia i rischi legati al sovraffollamento e alla gestione dei detenuti ad alto profilo. Arrestato insieme al connazionale Baris Kaya con armi automatiche durante la festa di Santa Rosa, si è tolto la vita in una struttura con 697 detenuti su 405 posti disponibili e un personale penitenziario insufficiente.
Il suicidio solleva interrogativi sulla capacità del sistema carcerario italiano di prevenire gesti estremi tra chi si trova in condizioni di vulnerabilità.
Arrestato armato la notte di Santa Rosa: suicidio in carcere a Viterbo
Nel pomeriggio del 5 febbraio 2026, Abdullah Atik, giovane turco di 25 anni, si è tolto la vita nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo, impiccandosi alle sbarre della sua cella. Atik era stato arrestato il 3 settembre 2025 insieme al connazionale 22enne Baris Kaya, dopo che la Digos di Viterbo aveva fatto irruzione in un bed & breakfast situato lungo il percorso della Macchina di Santa Rosa, la tradizionale torre alta 30 metri trasportata in onore della patrona della città.
Quella sera, la presenza dei due con armi automatiche da guerra aveva fatto temere inizialmente un possibile attentato contro la folla radunata per la processione, tanto che vennero attivate misure straordinarie di sicurezza. La pista terroristica fu successivamente esclusa dagli investigatori, orientandosi invece sull’ipotesi che i due fossero collegati a clan della mafia turca, con l’obiettivo di colpire un boss rivale.
“Era un detenuto con una storia complicata. La stessa causa dell’arresto lo è stata e potrebbe non aver vissuto bene l’esperienza del carcere”, dice Stefano Anastasia, Garante del Lazio. Atik, descritto come fragile e introverso, non parlava italiano e aveva appena cambiato compagno di cella, trovandosi ora accanto a un detenuto marocchino. Secondo il suo avvocato Antonio Angelelli, “Pur non essendo felice di stare in carcere, Atik non aveva mai manifestato intenti suicidari e non ci si aspettava un gesto del genere”.
Suicidio in carcere a Viterbo, morto Abdullah Atik: difficoltà strutturali della casa circondariale
Come riportato dal Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, il suicidio di Atik evidenzia anche le difficoltà strutturali del carcere Nicandro Izzo, dove la popolazione detenuta supera di gran lunga la capienza regolamentare: 697 reclusi a fronte di 405 posti disponibili, gestiti da soli 275 agenti, quando ne servirebbero almeno 471.
“La struttura viterbese contiene il 72% di ristretti oltre la capienza, con un deficit del 42% dell’organico del corpo di polizia penitenziaria”, sottolinea Gennarino De Fazio.
Sul luogo del decesso sono intervenuti gli agenti della squadra mobile per i rilievi, mentre la procura ha disposto il sequestro della salma e non esclude accertamenti post mortem per chiarire ogni aspetto della vicenda. L’episodio, oltre a sottolineare la fragilità personale di Atik, porta alla luce criticità più ampie del sistema penitenziario italiano, tra sovraffollamento e carenze di personale, che possono rendere difficili le misure di prevenzione del rischio suicidario.