Le elezioni generali svedesi si sono concluse con una vittoria di misura ristetta per il blocco di sinistra, che ha conquistato 176 dei 349 seggi in Parlamento, assicurandosi un vantaggio di appena tre posti sul centro-destra. Il risultato, confermato quando oltre il 94 % dei seggi è stato conteggiato, ha lasciato il paese sospeso tra la speranza di un nuovo esecutivo e l’incertezza di lunghi negoziati.
Il presidente del Parlamento, Andreas Norlen ha affidato a Magdalena Andersson leader dei Socialdemocratici, il compito di formare una coalizione entro il 28 settembre.
Il risultato elettorale e le tempistiche per la formazione del governo
Con 176 seggi, il blocco di sinistra detiene una maggioranza di tre voti su 349, una differenza talmente esigua da rendere ogni singolo voto decisivo.
La contrapposizione, guidata dall’ex primo ministro Ulf Kristersson ha chiuso con 173 seggi, lasciando la scena politica davvero equilibrata. Il conteggio finale è ancora in fase di definizione per circa 200 000 voti all’estero, ma la tendenza è confermata. Andersson ha dichiarato su Instagram di affrontare il compito “con grande umiltà”, affermando che tutti i soggetti politici devono mettere da parte le tattiche di partito per il bene della Svezia.
Scadenza del 28 settembre: cosa succede se non si raggiunge un accordo
Il limite del 28 settembre è fissato dalla Costituzione svedese: se nessuna maggioranza viene consolidata entro quella data, l’ex premier Kristersson avrà la possibilità di tentare nuovamente di formare un esecutivo, potenzialmente con il supporto dei Sweden Democrats. La storia recente dimostra che la costruzione di una maggioranza stabile può richiedere più di un mese, come accaduto dopo le elezioni del 2022.
Le sfide di Magdalena Andersson nel costruire la coalizione
Andersson deve persuadere tre partiti centrali-sinistra: i Verdi il Partito di Centro e il Partito di Sinistra. Ognuno di essi ha richieste contrastanti. Il Partito di Sinistra ha dichiarato che il suo sostegno dipenderà dall’assegnazione di posti di ministro ai suoi parlamentari, mentre il Partito di Centro ha rifiutato categoricamente di partecipare a un governo che includa il Partito di Sinistra, pur avendo bisogno del suo voto per raggiungere la maggioranza.
Le richieste dei Verdi e del Partito di Sinistra
I Verdi e il Partito di Sinistra condividono un’agenda legata a una maggiore tassazione per i più ricchi e a politiche ambientali più ambiziose. Entrambi chiedono una presenza concreta nei ministeri chiave, come quello dell’Ambiente e delle Finanze, per poter tradurre le loro proposte in azioni concrete. Andersson dovrà quindi bilanciare queste pretese con la necessità di mantenere il Partito di Centro a bordo, che si oppone a qualsiasi tassa “billionaires” e a una coalizione con la sinistra più radicale.
Il ruolo dei piccoli partiti e il futuro dei Sweden Democrats
Un elemento significativo della campagna elettorale è stato il risultato negativo dei Sweden Democrats che hanno perso circa 11 seggi, la prima diminuzione di voto nella loro storia parlamentare. Il loro leader, Jimmie Åkesson attribuisce il calo al ruolo marginale che il partito ha avuto nei governi precedenti e alle crescenti preoccupazioni degli elettori riguardo al loro passato.
Strategie di Kristersson e prospettive per i Democratici
Kristersson, pur avendo annunciato le dimissioni, ha indicato l’intenzione di tentare di convincere il Partito di Centro a passare dalla coalizione di sinistra a una più orientata al centro-destra, aprendo la strada a una eventuale votazione di fiducia sul suo comando. Il suo filtro per eventuali ministri Sweden Democrats, sottolineato come “solo persone esperte e con buon giudizio”, mira a rassicurare l’opinione pubblica sulla limitatezza della loro influenza.
Nonostante la vittoria di sinistra, gli esperti prevedono che la politica migratoria più restrittiva, introdotta negli ultimi anni, persista. Il nuovo governo, anche se guidato dai Socialdemocratici, ha già abbandonato la precedente politica di accoglienza aperta, abolendo la residenza permanente per i rifugiati e riducendo drasticamente le domande di asilo. Tuttavia, è probabile che la linea di fondo rimanga pro-Occidente e favorevole al sostegno all’Ucraina.
