Negli ultimi mesi i professionisti della tossicologia italiana hanno evidenziato un quadro complesso di nuove emergenze che si presentano nei Pronto Soccorso e nei Centri Antiveleni. Al centro del dibattito, riunito al 23° congresso della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) in corso a Bologna fino al 10 giugnoci sono segnali che arrivano dalla clinica e che indicano cambiamenti nei comportamenti d’uso, nelle sostanze disponibili e nelle forme con cui vengono proposte.
Carlo Locatelli, già presidente Sitox e direttore dell’UO Tossicologia, Centro Antiveleni e Centro Nazionale di Informazione Tossicologica dell’Irccs Maugeri di Pavia, ha sintetizzato questa dinamica con una frase che mette in rilievo il ruolo di avamposto dei servizi clinici: “Le intossicazioni sono una spia precoce dei nuovi rischi per la salute pubblica“.
Questa osservazione guida i temi trattati al congresso e richiama l’attenzione su episodi concreti, dalle sostanze cosmetico-alimentari ai farmaci di uso comune.
Il caso del ‘miele da sballo’ e le criticità tra i giovani
Un fenomeno che ha attirato l’attenzione riguarda prodotti che, per aspetto o confezione, sembrano familiari ma nascondono concentrazioni pericolose di principio attivo.
In un episodio segnalato nel Napoletano un ragazzo di 17 anni è stato ricoverato in terapia intensiva dopo l’assunzione di un prodotto descritto come “miele da sballo”. Questo evento mette in luce come la percezione di innocuità, soprattutto tra gli adolescenti, possa portare a sottovalutare il rischio.
Secondo gli specialisti, prodotti che si presentano come alimenti o dolci possono contenere concentrazioni tali da determinare quadri clinici gravi. La facilità di accesso a farmaci di largo consumo, come il paracetamoloo a psicofarmaci impone una riflessione sulle modalità di consumo e sulla prevenzione, perché “Non basta sapere che il paziente ha assunto una sostanza“: è fondamentale determinare quale sostanza, in quale dose e in che contesto.
Minacce emergenti: dagli oppioidi sintetici ai gas esilaranti
Tra le sostanze che destano maggiore preoccupazione figurano gli oppioidi sinteticiinclusi i nitazenimolecole ad altissima potenza capaci di provocare quadri clinici severi e talvolta difficili da riconoscere rapidamente. La pericolosità di queste sostanze risiede nella potenza e nella variabilità delle formulazioni, che complicano sia la diagnosi che il trattamento. Il riconoscimento tempestivo e l’accesso a terapie adeguate sono determinanti per ridurre mortalità e danni a lungo termine.
Oltre agli oppioidi, il panorama comprende anche l’uso improprio di gas esilarantel’ingestione accidentale o volontaria di piante velenose e la contaminazione alimentare intenzionale o casuale. Tutti questi elementi si sommano a un quadro in cui le emergenze tossicologiche sono in continua evoluzione e richiedono aggiornamenti costanti nelle procedure cliniche.
Implicazioni per la pratica clinica e la rete di servizi
Per rispondere efficacemente a questi scenari, gli esperti sottolineano la necessità di percorsi integrati fra i vari attori sanitari: Centri Antiveleniservizi di emergenza-urgenzaunità di tossicologia forenseSerD e laboratori. Locatelli ha richiamato l’importanza di disporre di laboratori aggiornati e di mantenere un collegamento stabile tra centri clinici e sistemi di allerta, in modo da condividere in tempo reale informazioni su nuove sostanze e pattern di esposizione.
L’aggiornamento del personale sanitario è considerato cruciale: conoscere i nuovi agenti chimici, i quadri clinici associati e le opzioni terapeutiche permette di intervenire con maggiore precisione. In questo contesto, la rete dei Centri Nazionali di Informazione Tossicologica gioca un ruolo centrale nel fornire supporto diagnostico e consulenze specialistiche.
Al congresso Sitox a Bologna, dunque, si è disegnata una fotografia chiara: le intossicazioni non sono solo casi isolati ma indicatori di tendenze più ampie nella salute pubblica. Monitorare questi segnali significa prepararsi a rispondere con strumenti aggiornati, formazione e coordinamento tra istituzioni sanitarie.
