Una nevicata improvvisa a metà maggio ha trasformato la Lessinia in un paesaggio invernale, sorprendendo escursionisti e allevatori. In questo contesto fuori stagione, un grande gregge di pecore in transumanza è stato costretto ad attraversare sentieri imbiancati, affrontando condizioni tipiche dell’inverno nel pieno della primavera.
Una transumanza insolita di maggio tra neve improvvisa in Lessinia
Lo scorso venerdì, 15 maggio 2026, la Lessinia ha mostrato un volto decisamente fuori stagione, con una nevicata improvvisa che ha imbiancato pascoli e sentieri proprio nel pieno della primavera. In questo contesto quasi irreale, chi si trovava a camminare in quota si è imbattuto in una scena d’altri tempi: un lungo gregge in movimento, composto da centinaia di animali, che avanzava lentamente tra fiocchi fitti e terreno innevato.
Il contrasto tra il periodo dell’anno e il paesaggio ha reso l’evento particolarmente suggestivo, tanto che le immagini circolate sui social hanno attirato stupore e incredulità, soprattutto tra chi conosce bene la zona e si aspettava condizioni completamente diverse.
Come riportato da Il Dolomiti, la perturbazione ha colto tutti di sorpresa, compreso il pastore alla guida del gregge, con oltre trent’anni di esperienza.
“Questa volta la neve ci ha fregato, doveva arrivare dai 1600 metri in su, invece era innevato già ai 1200-1300” ha raccontato, sottolineando quanto l’evento sia stato anomalo. Nonostante ciò, il viaggio non si è fermato: “Ormai però eravamo per strada, dunque abbiamo proseguito. Queste pecore sono abituate, vanno su senza problemi e conoscono la strada”. Il percorso verso l’alpeggio si è così trasformato in una lunga marcia di circa quattro ore, in un contesto che ricordava più l’inverno che la tarda primavera, con quasi novecento tra pecore e agnelli diretti verso le malghe.
Transumanza in Lessinia imbiancata a maggio: le pecore sfidano la neve fuori stagione
Come sottolineato a Il Dolomiti, il cammino del gregge ha seguito un itinerario articolato tra le alture veronesi: da Roverè fino a Malga Vazzo, poi attraverso la zona di Velo, lungo la mulattiera che attraversa Camposilvano fino a Conca dei Parpari e infine verso San Giorgio. Un tragitto impegnativo che, a causa della neve, ha richiesto più tempo del previsto: “Per arrivare su ci abbiamo messo dalle 9 alle 13”. Il gruppo è composto da circa 600 pecore adulte, a cui si sommano gli agnelli fino a raggiungere circa 900 capi, oltre a una decina di vacche di razza Rendena, alcuni asini e diversi cani da guardiania e conduzione, fondamentali per la gestione e la protezione del gregge durante gli spostamenti.
L’improvviso abbassamento delle temperature ha reso la situazione potenzialmente delicata per gli animali più fragili, come lo stesso pastore ha evidenziato: “La settimana scorsa facevano 25 gradi, mentre venerdì eravamo a zero, e i laghetti erano ghiacciati. Alcune pecore, le più deboli, rischiano anche di morire con questi sbalzi di temperatura, per di più se bagnate dalla pioggia o dalla neve”.
Non mancano poi le difficoltà quotidiane legate al mestiere: “Quello del pastore è un mestiere parecchio duro, che non tutti vogliono fare: sei sempre in giro, all’aperto col bello o brutto tempo che sia”. A queste si aggiungono i problemi con la fauna selvatica e la gestione del territorio: “C’è il lupo che si avvicina e fa impazzire i cani, tenendoti sveglio tutte le notti”.
Eppure, nonostante le fatiche e l’imprevedibilità del clima, questa vita resta profondamente radicata nella sua esperienza personale. Cresciuto in Lessinia e abituato fin da giovane alla pastorizia, Lorenzo Erbisti ha imparato nel tempo a spostarsi tra territori diversi e a gestire grandi greggi anche lontano da casa, tra Baldo e Tione, adattandosi a una realtà in continuo movimento. La transumanza, in questo senso, diventa anche una forma di resistenza e adattamento: una pratica antica che insegna a convivere con la natura, con le sue regole e con i suoi cambiamenti improvvisi.