Il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto a Rimini nell’ottobre 2023, è arrivato a una fase cruciale con la requisitoria della Procura. L’accusa ha ricostruito il delitto attribuendolo a Louis Dassilva, sostenendo la presenza di un movente legato a una relazione extraconiugale e una serie di elementi indiziari considerati significativi. Al centro del dibattimento restano la richiesta di ergastolo e la valutazione delle aggravanti contestate dall’accusa.
L’omicidio di Pierina Paganelli: la requisitoria del PM e il movente contestato a Louis Dassilva
Come riportato da Fanpage, nell’aula della Corte d’Assise, il pubblico ministero Daniele Paci avrebbe sostenuto che Louis Dassilva, imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, avrebbe agito esclusivamente per un tornaconto personale. Nel corso della requisitoria, avviata oggi, il PM ha descritto la vittima con parole molto nette: “Pierina una donna energica e amorevole, collante della famiglia.
Non aveva nemici e non meritava di morire urlando terrorizzata“. L’anziana, 78 anni, sarebbe stata uccisa il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino a Rimini con 29 coltellate.
Secondo l’accusa, il movente sarebbe legato alla paura che emergesse la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, ex nuora della vittima. In aula sarebbe stato ribadito che l’imputato avrebbe agito “per non perdere la vita che si era costruito in Italia“, temendo che la moglie Valeria Bartolucci scoprisse tutto: “Se la moglie Valeria lo avesse scoperto, Dassilva avrebbe perso tutto”.
Per il PM, il delitto sarebbe quindi riconducibile a motivazioni egoistiche e alla volontà di preservare la propria stabilità familiare ed economica.
Omicidio di Pierina Paganelli, il pm: Dassilva “uccise per interesse personale”
Nel corso della requisitoria, la Procura avrebbe quindi chiesto l’ergastolo, insieme al riconoscimento delle aggravanti della crudeltà, della premeditazione, dei motivi abietti e della minorata difesa. Come riportato da Fanpage, il PM avrebbe inoltre invitato i giurati popolari a decidere “al di là di ogni ragionevole dubbio perché anche questo pm è convinto che siano meglio 100 colpevoli fuori che un innocente in carcere”.
Tra gli elementi considerati indiziari figurerebbero diversi aspetti della ricostruzione investigativa: immagini di videosorveglianza interpretate tramite analisi tecnologiche, la presenza di scarpe insolitamente pulite, la consegna di indumenti differenti da quelli indossati al momento del presunto delitto e la possibile assenza di tracce genetiche attribuita alla gestione dei reperti. A questi si aggiungerebbero la presunta simulazione di una lesione alla caviglia e il comportamento dell’imputato dopo l’arresto.
L’accusa avrebbe inoltre evidenziato una lunga serie di incongruenze nelle dichiarazioni: Dassilva avrebbe ripetuto “288 volte non ricordo“, oltre a versioni ritenute contraddittorie nei momenti chiave delle indagini. Anche la moglie avrebbe fornito un alibi giudicato inattendibile, con circa “40 bugie“, mentre il ruolo di Manuela Bianchi viene descritto come centrale ma complesso, tra dichiarazioni tardive e contestazioni investigative.
Infine, sarebbe stato sottolineato come alcuni elementi della scena del crimine — come il tablet della vittima spostato e i dati del telefono dell’imputato — siano stati interpretati dalla Procura come ulteriori tasselli a sostegno dell’impianto accusatorio.