Al centro del caso di Pollena Trocchia c’è la figura di Mario Landolfi, indicato dagli inquirenti come presunto autore del duplice omicidio avvenuto nel Napoletano. L’uomo, già conosciuto alle forze dell’ordine, è stato fermato dopo una notte di indagini serrate e interrogatori, durante i quali avrebbe ammesso le proprie responsabilità sulle prostitute uccise. Disoccupato e con una vita segnata da difficoltà economiche e personali, è attualmente detenuto in attesa degli sviluppi giudiziari.
Prostitute uccise nel Napoletano: dinamica dei fatti e sviluppo delle indagini
Stando alle ultime indiscrezioni, come riportato da Leggo, le vittime sarebbero una donna di 29 anni originaria del Casertano e una 49enne di nazionalità ucraina, uccise in due serate consecutive, il 16 e il 17 maggio. Nel corso delle dichiarazioni rese agli investigatori, l’uomo avrebbe raccontato una versione in cui gli episodi sarebbero legati a controversie economiche: “100 euro” sarebbe stata la cifra pattuita inizialmente, mentre “lei voleva 50 euro in più“.
Come riportato da Tgcom24, Landolfi pare abbia riferito che, dopo l’uso di cocaina, “si annebbia la mente”, sostenendo di aver reagito a presunte aggressioni culminate in colluttazioni. Una delle donne sarebbe stata spinta durante una lite, precipitando nel vuoto, mentre per l’altra avrebbe parlato di un’ulteriore discussione avvenuta all’interno della struttura abbandonata, dove si sarebbe verificato il secondo episodio.
In uno dei casi avrebbe anche tentato di recuperare il corpo con una fune, senza riuscirci.
Prostitute uccise, Mario Landolfi ha confessato: chi è e perché lo ha fatto
Mario Landolfi, residente a Sant’Anastasia, emerge dagli atti come una figura già nota alle forze dell’ordine. Come riportato dall’Ansa, in passato avrebbe riportato precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti e contrabbando di sigarette, elementi che contribuiscono a delineare un quadro di marginalità e contatti con ambienti illeciti. Al momento dei fatti sarebbe risultato disoccupato e in possesso di reddito di inclusione, integrando occasionalmente il proprio sostentamento con lavori non regolari.
Secondo quanto riferito anche da persone a lui vicine, tra cui la moglie sentita dagli investigatori, l’uomo avrebbe fatto uso di droga, circostanza che — sempre secondo la sua stessa versione — avrebbe influito sul suo stato psicofisico. Quando è stato raggiunto dai carabinieri nella propria abitazione, indossava ancora indumenti sporchi di sangue, dettaglio che ha rafforzato fin da subito i sospetti a suo carico.
Nel corso dell’interrogatorio ha alternato ammissioni e giustificazioni, sostenendo in parte di aver reagito a presunte aggressioni, mentre gli inquirenti contestano la ricostruzione complessiva dei fatti.