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El Koudri in carcere chiede una Bibbia e di parlare con un prete: la difesa annuncia la perizia psichiatrica

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L'incontro in carcere tra El Koudri e il suo avvocato

Salim El Koudri, il 31enne italiano di origini marocchine arrestato sabato 16 maggio dopo aver lanciato la sua Citroen C3 sulla folla in centro a Modena, si trova attualmente in isolamento nel carcere del capoluogo emiliano. Qui lo ha raggiunto il suo legale, l’avvocato Fausto Giannelli, che ha raccontato di aver trovato un uomo in uno stato di profonda confusione mentale: risponde a monosillabi, muove la testa per dire sì o no e non riesce a ricostruire quanto accaduto.

Le prime richieste di El Koudri dall’interno della cella hanno sorpreso lo stesso difensore: sigarette, qualche libro da leggere e, soprattutto, una Bibbia e la possibilità di parlare con un prete. Un dettaglio che stride con il profilo dell’uomo emerso dalle indagini — non risulta né battezzato né frequentatore della comunità islamica locale — e che alimenta ulteriori interrogativi sul suo stato psichico.

“Sapevo che quel giorno morivo”: le parole di El Koudri

L’unica frase di senso compiuto che El Koudri ha pronunciato davanti al suo avvocato è agghiacciante nella sua vaghezza: “Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo. Andavo più forte che potevo, ma non volevo fare male a nessuno.” Parole che contraddicono apertamente i video della strage, in cui la vettura punta deliberatamente i pedoni in via Emilia Centro.

Il legale ha spiegato che il suo assistito racconta l’episodio come se fosse accaduto a qualcun altro, avvolto in una “nebbia mentale” che non lascia spazio a spiegazioni razionali. Quando gli sono state riferite le condizioni dei feriti — tra cui due donne a cui sono state amputate le gambe — El Koudri avrebbe risposto: “Che cosa tremenda.”

La perizia psichiatrica e l’udienza di convalida

L’avvocato Giannelli ha già annunciato che chiederà una perizia psichiatrica, definendola “indispensabile e ineludibile”. El Koudri tra il 2022 e il 2024 era stato seguito da centri di salute mentale per disturbi di tipo schizoide, per poi sparire dai radar delle strutture sanitarie. Al momento dell’arresto era risultato negativo a qualsiasi sostanza psicotropa.

L’udienza di convalida del fermo — con le accuse di strage e lesioni aggravate — è stata rinviata alla mattina di martedì 19 maggio. Nei precedenti interrogatori davanti ai magistrati, El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo legale ha sottolineato che il 31enne non ricorda nemmeno di aver inviato, anni fa, mail di minaccia all’Università di Modena contenenti frasi violente contro i cristiani: “Non significa che non le abbia mandate — ha precisato Giannelli — ma che è in uno stato di tale confusione da non riuscire a ricostruire nulla.”

Il bilancio dell’attacco e le indagini

L’attacco di sabato pomeriggio ha travolto quattordici persone, lasciandone otto ferite, quattro delle quali in modo grave. Due donne hanno subito l’amputazione delle gambe. Quattro cittadini — tra cui un padre e un figlio di origine egiziana — hanno bloccato El Koudri prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, un gesto per cui il vicepremier Antonio Tajani ha ipotizzato un riconoscimento ufficiale.

Sul fronte investigativo, la Procura di Modena esclude al momento una matrice terroristica: dalle analisi dei dispositivi sequestrati non sono emersi legami con ambienti estremisti né percorsi di radicalizzazione islamista. La pista principale resta quella del disagio psichiatrico, una valutazione condivisa anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.