La morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta dopo un trapianto di cuore rivelatosi compromesso, ha aperto un caso giudiziario e sanitario di grande rilievo. Al centro dell’inchiesta vi sono le procedure seguite durante l’intervento, le condizioni dell’organo trapiantato e le eventuali responsabilità mediche. Nelle ultime ore è intervenuto pubblicamente anche il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha parlato alla trasmissione Lo Stato delle Cose in onda su Rai 3, respingendo le accuse.
Autopsia e nodi da chiarire nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico
Oggi, martedì 3 marzo, segna un passaggio cruciale nell’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale. L’esame autoptico, disposto con incidente probatorio, dovrà fare luce su una sequenza di eventi ancora poco chiari e verificare se vi fossero alternative terapeutiche percorribili. Tra i punti centrali figurano la tempistica del clampaggio aortico e l’eventuale possibilità di mantenere il bambino in condizioni idonee per un secondo trapianto, oltre all’ipotesi di una lesione al ventricolo sinistro.
Il giudice Mariano Sorrentino ha inoltre sostituito uno dei consulenti inizialmente nominati, accogliendo l’istanza presentata dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi. Al posto del professor Mauro Rinaldi, primario alle Molinette, è stato incaricato il docente universitario Ugolino Livi, scelta motivata dalla necessità di garantire serenità e imparzialità in un accertamento definito “complesso e delicato”.
L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulle procedure adottate in sala operatoria e sulla documentazione clinica, inclusa la cartella anestesiologica che, secondo la famiglia, non sarebbe stata trasmessa integralmente.
Trapianto con cuore bruciato a Napoli, si difende il cardiochirurgo: “Io sono la vittima”
Per la prima volta ha parlato pubblicamente il cardiochirurgo Guido Oppido, tra i sette indagati e sospeso dall’Azienda dei Colli. Intervistato durante la trasmissione Lo Stato delle Cose su Rai 3, il medico ha respinto le accuse, sostenendo di aver agito correttamente: “Ho fatto tutto quello che dovevo fare e l’ho fatto anche bene. Non merito di essere trattato così“. Ha poi aggiunto, con evidente amarezza: “Voi giornalisti mi state rovinando la vita, mi avete distrutto la vita“.
Oppido rivendica un’esperienza di migliaia di interventi pediatrici eseguiti in Campania e afferma di non sapere cosa abbia determinato il fallimento del trapianto: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, quindi io sono la vittima“. Tra gli aspetti controversi vi è la gestione del cuore arrivato da Bolzano, che – secondo quanto emerso – sarebbe giunto già compromesso, forse a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco durante il trasporto. “Qualcuno ha messo del ghiaccio secco al posto del ghiaccio normale, ok? Ne posso avere colpa io?“, ha dichiarato il chirurgo, rimandando ogni chiarimento definitivo alle valutazioni dei magistrati.
Nel frattempo, resta il dolore della famiglia. La madre del bambino ha ribadito con fermezza: “Qua la vittima è solo Domenico“. Un’affermazione che riassume il senso più profondo di una vicenda giudiziaria e umana ancora tutta da definire.