Milano, 23 gen. (Adnkronos Salute) – Con 40.192 nuove diagnosi in Italia nel 2024, il cancro alla prostata è il tumore più frequente nella popolazione maschile. In assenza di un programma nazionale mirato a questa neoplasia, Lombardia e Basilicata sono oggi le prime Regioni ad aver attivato un percorso di screening strutturato e gratuito.
Fa il punto sulle due iniziative – sollecitando una regia nazionale – Fondazione Onda che dal 2023 riunisce Regioni e stakeholder per definire un modello nazionale coordinato e sostenibile di prevenzione e diagnosi precoce. All'ultimo tavolo interregionale 'Tumore della prostata e raccomandazioni del Consiglio dell'Unione europea. Prevenzione e diagnosi precoce', a cui hanno partecipato stakeholder e rappresentanti di Campania, Emilia Romagna e Veneto, le esperienze della Lombardia e della Basilicata sono state presentate come esempi virtuosi.
L'esperienza della Lombardia. Attivo da novembre 2024, coordinato dalle Ats (Agenzie di tutela della salute) ed erogato con il coinvolgimento di numerosi enti pubblici e privati (Asst, Irccs ecc.), il programma lombardo si articola in più livelli, illustra una nota di Fondazione Onda. Il primo passo è la compilazione di un questionario online sul fascicolo sanitario elettronico, seguito – per chi risulta idoneo – dall'esecuzione gratuita, tramite voucher della durata di 30 giorni, del test del Psa (antigene prostatico specifico) e da visita urologica per i casi a rischio, con eventuale approfondimento tramite risonanza magnetica e biopsia. I numeri aggiornati a dicembre 2025 mostrano un forte interesse della popolazione e restituiscono i primi risultati concreti: sono circa 26mila i cittadini che hanno compilato il questionario, di cui 20.444 risultati idonei, che hanno dunque ricevuto il 'buono Psa'; tra questi, 6.996 hanno già effettuato il test del Psa; 1.122 sono i pazienti inviati a visita urologica e 98 le risonanze magnetiche proposte. L'adozione di criteri chiari (Psa sopra 3, familiarità, anamnesi) ha permesso di concentrare gli approfondimenti sui casi realmente a rischio, riducendo sprechi e ritardi. A dicembre 2025 è stato inoltre rilasciato Screen-Up, il nuovo gestionale unico regionale per tutti gli screening oncologici, che si è attivato inizialmente proprio per il percorso di screening alla prostata e che nel 2026 verrà esteso alla gestione di tutti gli screening oncologici attivi in Lombardia. Attualmente la Regione sta lavorando all'espansione della fascia di inclusione fino ai 69 anni, prevista per fine 2026, già ampliata a gennaio 2026 dai 50 fino ai 59 anni come stabilito da delibera di Giunta Regionale 5593 del 30/12/2025.
L'esperienza della Basilicata. Attivo da giugno 2025, il percorso regionale di screening si sviluppa su più livelli: questionario online, test del Psa, visita urologica e risonanza magnetica biparametrica. Gestito tramite una piattaforma informatica dedicata sul sito dell'azienda ospedaliera regionale San Carlo, è rivolto alla popolazione tra i 45 e i 70 anni. I dati aggiornati a dicembre 2025 mostrano un impatto immediato del programma sulla diagnosi precoce: circa 6.500 i questionari compilati, 3.700 i Psa eseguiti, 545 le visite urologiche programmate, di cui 480 già effettuate; da queste sono derivate 260 risonanze prescritte, di cui 165 già eseguite e 35 programmate; 22 le biopsie eseguite; 9 le diagnosi positive e 3 le prostatectomie radicali già concluse. Elementi distintivi del modello lucano sono l'estensione dello screening ai cittadini tra i 45 e i 50 anni con rischio eredo-familiare e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per supportare la lettura delle risonanze, con l'obiettivo di ridurre la variabilità tra radiologi, aumentare l'accuratezza diagnostica, limitare falsi positivi e quindi biopsie inutili.
"Le esperienze della Lombardia e della Basilicata, primi laboratori regionali di innovazione – afferma Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica di Fondazione Onda Ets – dimostrano che uno screening digitale, gratuito e ben organizzato, può muovere numeri importanti in pochi mesi e guidare il paziente attraverso un percorso semplice, ma rigoroso, capace di individuare precocemente i tumori clinicamente significativi". A fronte di queste "prime e positive sperimentazioni", con l'obiettivo di "garantire equità, standardizzazione dei protocolli e monitoraggio degli esiti, superando le differenze tra sistemi regionali", secondo Onda, come riportato nel documento 'Diagnosi precoce del tumore della prostata. Tavolo interregionale Veneto, Emilia Romagna e Campania', "si rivela sempre più necessaria una regia nazionale che governi l'implementazione di uno screening organizzato, sostenibile ed efficace, attraverso un sistema strutturato di gestione e sorveglianza e la promozione di Unità prostatiche multidisciplinari come modello di riferimento".
"Una governance nazionale consentirebbe di definire indicatori comuni e di mettere in atto correzioni tempestive, evitando che l'innovazione proceda disomogenea – continua Orthmann – Al tempo stesso, l'implementazione di uno screening organizzato impone un tema di sostenibilità: la platea potenziale è ampia e il percorso è multilivello, con un forte impatto su risorse e tempi di accesso. Per questo è cruciale affiancare allo screening un sistema strutturato di gestione e sorveglianza, capace di prevenire l'eccesso di trattamento legato alla sovradiagnosi". Dichiara Giorgio Macellari, consigliere di Europa Uomo Italia: "Spesso gli uomini arrivano tardi alla diagnosi del tumore alla prostata perché il silenzio e l'imbarazzo pesano ancora più dei sintomi. Gli screening organizzati, coordinati da una regia nazionale e abbinati a campagne promozionali capillari, possono invertire questa tendenza e costruire fiducia. Un ruolo cruciale in questo percorso è svolto dai medici di medicina generale, che devono quindi ricevere un'adeguata formazione. Inoltre, il potenziamento della diagnosi precoce deve accompagnarsi alla presenza di Unità prostatiche multidisciplinari, modello di riferimento per un'appropriata presa in carico del paziente".
"Fondazione Onda Ets – commenta la presidente Francesca Merzagora – ha avviato un percorso strutturato a partire dal 2023, in coerenza con le raccomandazioni europee, promuovendo tavoli interregionali e momenti di confronto tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti. Il progetto si inserisce in un impegno più ampio sulla salute maschile e sulla medicina di genere, che comprende anche iniziative volte a valorizzare modelli assistenziali interdisciplinari dedicati, come il Bollino Azzurro. La prossima sfida sarà passare dalla sperimentazione alla costruzione di una regia condivisa, capace di garantire lo stesso diritto alla prevenzione su tutto il territorio nazionale". L'iniziativa, organizzata con il contributo incondizionato di Astellas – ricorda una nota – è stata patrocinata da Aigom – Associazione italiana gruppi oncologici multidisciplinari, Airo – Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica, Auro – Associazione urologi italiani, Cipomo – Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri, Europa Uomo Italia, Let's Talk Prostate Cancer, Ropi – Rete oncologica pazienti Italia, Simg – Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie, Siu – Società italiana di urologia, Siuro – Società italiana di uro-oncologia.