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Citemos 2020, Mascioli: un anno difficile ma ce l’abbiamo fatta

Vicenza, 9 ott. (askanews) – La quarta edizione di Citemos, il Festival Nazionale Città della Tecnologia per la Mobilità Sostenibile organizzato da Confartigianato a Vicenza, chiude con un bilancio positivo. Tra robotica antropomorfa, visioni di un futuro che deve sempre più avere carattere di sostenibilità, il festival ha portato un contributo di qualità.

Lo sottolinea Fabio Massimo Frattale Mascioli, ordinario dei Circuiti all’Università La Sapienza di Roma, una delle anime del festival insieme con Confartigianato Imprese Vicenza.

“Siamo giunti alla quarta edizione e questo è forse l’anno più difficile, ma ce la stiamo facendo. Abbiamo avuto un Citemos bello perché in un contesto fantastico come Vicenza e per la prima volta interamente nella Basilica Palladiana. Siamo andati in controfase – ha spiegato il docente universitario – in un momento di massima difficoltà abbiamo rilanciato con una location eccezionale. Si sono affrontati in profondità molti argomenti che coinvolgono decisori politici, operatori della ricerca e della formazione, chi fa impresa intorno alla tecnologia della mobilità sostenibile”.

Nel corso della manifestazione, tra streaming e interventi in presenza a Citemos si sono succeduti numerosi ospiti e tavole rotonde.

“Abbiamo sentito interventi eccezionali – evidenzia Mascioli – che vanno dalla robotica antropomorfa o bioispirata alla nuova mobilità con veicoli leggeri, quindi tutto ciò che può attirare il pubblico giovane quello che vuole mettersi in gioco fa intravedere un futuro in senso positivo. C’è bisogno di questa visione proiettata verso qualcosa che ci toglie ansia e depressione e ci fa intravedere qualcosa di un futuro che ha delle possibilità”.

Anche l’emergenza Covid si lega, in qualche modo, con l’ambiente e la mobilità sostenibile.

E per Mascioli il concetto di sostenibilità si associa a quello di equità.

“Preservare l’ambiente, pensare all’uomo per andare incontro alle sue esigenze di salute e qualità della vita – ha spiegato – e pensare alla tecnologia che deve essere a servizio di queste direttiva, diventa elemento di equità ed accessibilità e integrazione sociale. Per questo è necessario rivedere il mondo in modo più umanista dove la tecnologia diventa uno strumento e non solo un fine. Ci sono tante soluzioni che vanno integrare – avverte ancora – non dobbiamo avere paura di avere sul campo varie tecnologie che competono tra loro perché le tecnodiversità sono delle cose positive, alcune verranno bene altre meno, ma è un processo di crescita”.

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