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Visti umanitari per una famiglia palestinese: il tribunale di Roma dispone l'ingresso

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Il tribunale di Roma, con un provvedimento d'urgenza del 5 febbraio, ha ordinato al Ministero degli Esteri e al consolato di Tel Aviv di rilasciare cinque visti a una famiglia palestinese in pericolo nella Striscia di Gaza

I fatti Il Tribunale di Roma ha disposto con urgenza che il Ministero degli Esteri e il consolato italiano a Tel Aviv rilascino cinque visti d’ingresso per una famiglia palestinese — due genitori e tre figli — dopo un ricorso presentato dai congiunti residenti a Gaza per presunti ritardi amministrativi ingiustificati.

Le motivazioni La giudice Silvia Albano, esaminata la documentazione e valutato il rischio immediato per la famiglia, ha emesso la misura cautelare ritenendo necessario intervenire per evitare danni irreparabili alla luce della situazione personale dei richiedenti.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulle procedure consolari e sui tempi di rilascio dei visti; il procedimento resta comunque suscettibile di impugnazioni da parte dell’amministrazione.

Il provvedimento L’ordinanza del 5 febbraio contesta il mancato rispetto di un precedente ordine del 25, che imponeva di adottare senza indugio tutti gli atti necessari per consentire l’ingresso in Italia dei richiedenti. Nel testo si segnala anche la disponibilità di un’associazione del Comasco ad accogliere la famiglia: l’organizzazione aveva offerto un impiego per la madre come fisioterapista e un alloggio gratuito, elementi citati a sostegno della richiesta di rilascio dei visti.

Le ragioni del tribunale e il quadro umanitario Secondo la giudice Albano, la permanenza nella Striscia di Gaza espone la famiglia a un concreto pericolo di vita e al rischio di trattamenti inumani e degradanti. Il provvedimento sottolinea inoltre che le vie di fuga verso i paesi vicini risultano al momento precluse: le restrizioni sulle evacuazioni civili imposte dalle autorità israeliane limitano le alternative sicure per i ricorrenti.

Condizioni di vita e accesso ai servizi Il documento segnala il peggioramento delle condizioni di vita: la madre non può più svolgere la propria attività professionale con Medici senza Frontiere a causa della grave situazione locale — definita dalla stessa ordinanza “carestia” — e i bambini sono privati della possibilità di adempiere all’obbligo scolastico, a testimonianza dell’interruzione dei servizi essenziali.

Il conflitto con l’amministrazione e gli argomenti del Ministero Il Ministero degli Esteri ha risposto sostenendo che non esisterebbe un diritto soggettivo al rilascio del visto, poiché le concessioni per motivi umanitari rientrano nella piena discrezionalità dell’autorità. Sulla base di questo principio l’amministrazione ha giustificato il rifiuto iniziale o il rinvio degli atti necessari, richiamando la necessità di valutazioni caso per caso e di accertamenti procedurali e di sicurezza analoghi a quelli previsti per i corridoi umanitari.

La replica dei legali e gli sviluppi procedurali Gli avvocati della famiglia — Nazzarena Zorzella, Dario Belluccio e Mariacesarea Angiuli — hanno notificato l’ordinanza del 5 febbraio al Ministero e al consolato senza ricevere risposta. I legali hanno annunciato che potrebbero presentare una denuncia per omissione d’atti d’ufficio se l’amministrazione non ottempererà al provvedimento giudiziario, sostenendo che l’inerzia potrebbe integrare una violazione dell’ordine del giudice.

Le conseguenze pratiche e il ruolo delle realtà locali Se il Ministero e il consolato eseguiranno l’ordine, la pratica dovrebbe concludersi con il rilascio dei cinque visti umanitari e la possibilità per la famiglia di lasciare la Striscia di Gaza per ricominciare in Italia. La proposta di accoglienza proveniente dalla rete locale in Lombardia — e in particolare dall’associazione comasca che ha garantito lavoro e alloggio — rappresenta un elemento concreto che facilita l’integrazione e accelera le procedure pratiche.

In assenza di esecuzione, il caso potrebbe trasformarsi in un ulteriore scontro giudiziario fra amministrazione e magistratura, con potenziali implicazioni penali per omissione nell’esecuzione degli atti.

Le motivazioni La giudice Silvia Albano, esaminata la documentazione e valutato il rischio immediato per la famiglia, ha emesso la misura cautelare ritenendo necessario intervenire per evitare danni irreparabili alla luce della situazione personale dei richiedenti.0

Le motivazioni La giudice Silvia Albano, esaminata la documentazione e valutato il rischio immediato per la famiglia, ha emesso la misura cautelare ritenendo necessario intervenire per evitare danni irreparabili alla luce della situazione personale dei richiedenti.1

Le motivazioni La giudice Silvia Albano, esaminata la documentazione e valutato il rischio immediato per la famiglia, ha emesso la misura cautelare ritenendo necessario intervenire per evitare danni irreparabili alla luce della situazione personale dei richiedenti.2