In Francia torna al centro del dibattito il rapporto tra violenza, sicurezza e immigrazione, dopo una serie di aggressioni e accoltellamenti registrati in diverse città. Episodi che hanno riacceso l’attenzione sulla diffusione delle armi bianche e sul ruolo delle politiche di prevenzione e controllo.
Accoltellamenti e scontri tra bande, in Francia si riaccende il dibattito su violenza e immigrazione
Nell’estate del 2022 diversi episodi di violenza con armi da taglio hanno riacceso in Francia il dibattito sulla sicurezza. A Montpellier, dal 20 luglio, alcune bande rivali legate secondo le ricostruzioni al traffico di droga si sono affrontate anche con machete e grosse lame. In uno dei filmati diffusi dai media locali si vede un giovane con un casco integrale impugnare una lama di oltre trenta centimetri e tentare di colpire due uomini, che provano a respingerlo lanciandogli contro alcune sedie.
Negli stessi giorni la tensione è esplosa anche a Lione, nel quartiere di La Guillotière, dove tre poliziotti in borghese sono stati aggrediti mentre cercavano di fermare un uomo sospettato di furto in un supermercato. Le immagini diffuse da LyonMag mostrano gli agenti circondati e colpiti da diverse persone, con due poliziotti rimasti feriti.
Il quartiere era già da tempo al centro delle discussioni sull’ordine pubblico e sui traffici illegali. Sul tema della sicurezza nelle periferie era intervenuto anche l’ex ministro dell’Interno ed ex sindaco di Lione Gérard Collomb, che nel 2018 aveva denunciato come “in troppe aree del Paese” si fosse imposta “la legge del più forte”.
Una serie di altri accoltellamenti aveva interessato diverse città francesi. A Rodez, un uomo armato di due coltelli aveva tentato di entrare in un commissariato, per poi ferire alla carotide il titolare di una pizzeria vicina. A Rennes un cittadino afghano si era scagliato contro alcuni agenti, mentre a Montpellier un cittadino eritreo irregolare aveva tentato di accoltellare due donne in pieno centro. Il 14 luglio un ragazzo di 23 anni era stato ucciso ad Amiens durante un tentativo di rapina del telefono. Particolarmente grave quanto accaduto ad Angers, dove nella notte tra il 15 e il 16 luglio tre giovani di 16, 18 e 20 anni sono stati uccisi a coltellate dopo essere intervenuti per difendere una ragazza. Per l’episodio è stato arrestato un rifugiato sudanese già conosciuto dalle forze dell’ordine. Il pubblico ministero ha definito “complicato” l’intervento degli agenti, parlando anche di una “folla aggressiva che si è scagliata contro la loro presenza”. L’ex sindaco della città Christophe Béchu ha espresso “paura e tristezza dopo la rissa”.
Il susseguirsi degli episodi ha alimentato un acceso confronto politico. L’avvocato francese Thibault de Montbrial parlò del “danno collaterale di un’immigrazione mal controllata con persone che, provenienti da paesi violenti e abitudini diverse, importano in Francia violenza e crimine”. Una valutazione personale che si è inserita in un dibattito più ampio sul rapporto tra sicurezza e immigrazione. Il prefetto dell’Hérault Hugues Moutouh ha sottolineato invece che le aggressioni con armi bianche, “lungi dall’essere casi isolati, fanno parte di un fenomeno in peggioramento”.
I numeri sulle armi bianche e il dibattito sulla sicurezza in Francia
Anche i dati disponibili hanno mostrato una forte diffusione delle aggressioni con coltelli e altri oggetti taglienti. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale della delinquenza e delle risposte penali, pubblicato nel 2020 sulla base di dati INSEE, ha stimato tra il 2015 e il 2017 circa 44 mila aggressioni annuali con armi da taglio, pari a una media di circa 120 al giorno.
Secondo il Servizio statistico ministeriale della sicurezza interna francese, nel 2021 le violenze registrate dalle forze dell’ordine sono cresciute. Il criminologo Alain Bauer ha sottolineato inoltre che “il totale degli omicidi, o tentati omicidi, ha superato per il terzo anno consecutivo i 4.000 episodi”, con 4.209 casi nel 2019, 4.472 nel 2020 e 4.386 nel 2021. A suo giudizio, la diffusione delle bande giovanili contribuiva al fenomeno, perché “l’arma da taglio è considerata l’arma naturale di protezione delle gang”.
Un rapporto del ministero dell’Interno pubblicato nel luglio 2022 ha registrato inoltre un incremento medio del 7% delle aggressioni con armi bianche rispetto al trimestre precedente. Le statistiche hanno mostrato anche che gli autori individuati sono quasi sempre uomini e, nella grande maggioranza dei casi, giovani sotto i trent’anni. Sul tema della nazionalità, circa il 78% degli imputati risulta francese, mentre gli stranieri appaiono sovrarappresentati in alcune specifiche categorie di reato rispetto al loro peso sulla popolazione residente. Un rapporto dell’Institut pour la Justice ha indicato per il 2020 cittadini stranieri nel 17% degli accusati di omicidio, nel 15% dei casi di violenze volontarie e nel 31% delle rapine violente con armi.
Accanto alla criminalità comune resta poi il tema del terrorismo jihadista, nel quale coltelli e altre armi facilmente reperibili sono stati utilizzati in diversi attentati. Nel 2019 la propaganda dello Stato islamico invitava i sostenitori a non “ricercare attentati pianificati dall’alto e a non pretendere fucili d’assalto o armi: le lame sono abbastanza”. Uno dei casi più drammatici resta l’assassinio del professore Samuel Paty, decapitato nell’ottobre 2020 da un estremista islamista.
Nel complesso, i dati e gli episodi registrati in quegli anni hanno evidenziato una crescente attenzione delle autorità francesi verso l’uso di coltelli, machete e altre armi da taglio, diventato uno dei temi centrali del dibattito sulla sicurezza nel Paese.
