Al Qaeda aveva vissuto il proprio momento di gloria con l’attacco alle Torri Gemelle di cui oggi ricorre peraltro il 25esimo anniversario con quei due aerei entrati all’interno delle torri Osama Bin Laden aveva raggiunto l’apice della sua lotta agli americani, da quel momento la risposta USA durata per quasi un decennio e culminata con l’eliminazione del capo sotto il governo Obama, ma ora cosa ne è rimasto?
Chi guida Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden
è morto nell’attacco americano del maggio del 2011 e da quel momento i vertici sono cambiati con scambi di persone presenti sin dagli albori della cellula ed a stretto contatto con il defunto capo.
Da giugno 2011 sino al 31 luglio 2022 il capo di Al Qaeda era Ayman al-Zawahiri morto vittima di un attacco missilistico.
Da quel momento non si è mai saputo formalmente chi sia a tutt’oggi a capo dell’organizzazione.
L’Intelligence americana teme che oggi a capo dell’organizzazione vi sia Saif al Adl, storico membro della Jihad egiziana. Sotto di lui Abd-al-Rahman al-Maghrebi nato negli anni 70, che ha studiato in Germania ma negli anni 90 è tornato in Afghanistan per formarsi al famoso campo di Al Farouq.
I tre livelli di Al Qaeda
Per capire come è strutturato Al Qaeda oggi si può prendere l’esempio, come riporta Il Giornale, dei cerchi concentrici.
Il primo è il più piccolo che ha una funzione quasi ideologica e di collegamento.
Il secondo cerchio è formato dai rami affiliati che attualmente contano al proprio interno circa 28 mila combattenti.
Il terzo cerchio si compone degli elementi non strettamente collegati alla cellula come i talebani, o gli Houthi yemeneniti che hanno un ruolo di facilitatori, oltra ad una strana alleanza sciita-sunnita, strana perché la differenza di credo ha una componente fondamentale in tutte le azioni.
