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Divieto social under 15, Macron non si ferma: il nuovo appello alla Commissione UE

Divieto social under 15, Macron non si ferma: il nuovo appello alla Commissione UE

Macron rilancia il divieto dei social per gli under 15, mentre l’Australia prepara nuove tutele e sanzioni per le big tech.

La Francia rilancia il divieto dei social network per i minori di 15 anni dopo la bocciatura del Consiglio costituzionale. Emmanuel Macron chiede una normativa europea comune e un nuovo testo nazionale che rispetti le garanzie costituzionali. Intanto, l’Australia prepara ulteriori obblighi di tutela per le piattaforme digitali, con sanzioni fino a 78 milioni di dollari per le aziende che non proteggono adeguatamente i più giovani.

Australia, multe fino a 78 milioni di dollari per le big tech

L’Australia punta a rafforzare gli obblighi delle società digitali. Il primo ministro Anthony Albanese ha presentato una proposta di Digital Duty of Care che imporrebbe ai gestori di servizi come Facebook, TikTok e Instagram di proteggere gli utenti dai contenuti dannosi, con particolare attenzione ai minori di 18 anni.

Tra i rischi indicati figurano pornografia, cyberbullismo, contenuti che esaltano la criminalità e materiale che incoraggia i disturbi alimentari. Le nuove regole si aggiungerebbero al divieto, primo al mondo, che dalla fine del 2025 impedisce agli under 16 di utilizzare i principali social network. Le aziende inadempienti potrebbero incorrere in sanzioni fino a 109,2 milioni di dollari australiani, pari a circa 78,6 milioni di dollari statunitensi.

Il progetto prevede inoltre la possibilità per gli utenti di rinunciare ai feed governati dagli algoritmi di raccomandazione più potenti, scegliendo invece di visualizzare i contenuti degli account seguiti. “Questo offrirà agli australiani una maggiore possibilità di scelta sulle piattaforme che utilizzano e sui contenuti che vedono“, ha spiegato Albanese. La proposta sarà sottoposta a consultazione con aziende tecnologiche, associazioni di settore e organizzazioni della società civile, prima della presentazione in Parlamento prevista entro la fine dell’anno.

Social vietati agli under 15, Macron rilancia dopo lo stop: la richiesta alla Commissione UE

La Francia non rinuncia a limitare l’accesso dei più giovani ai social network. Dopo la bocciatura della norma nazionale, Emmanuel Macron ha chiesto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di promuovere un intervento comune che vieti l’uso delle piattaforme ai minori di 15 anni. In una lettera datata 29 agosto, il capo dell’Eliseo ha sollecitato un “testo europeo” capace di “proteggere tutti i bambini dell’Unione“, ribadendo la volontà di trovare una soluzione già in autunno attraverso una legge francese riveduta e compatibile con il diritto europeo e la Costituzione.

La richiesta arriva dopo la decisione del Consiglio costituzionale del 14 agosto 2026, che ha censurato l’articolo 1 del provvedimento approvato definitivamente dal Parlamento il 21 luglio, poco prima dell’entrata in vigore prevista per l’inizio dell’anno scolastico. Il giudizio non ha cancellato l’intera legge né escluso la possibilità di introdurre restrizioni per tutelare i minori: ha contestato la formulazione del divieto, ritenuta non sufficientemente giustificata rispetto alla libertà di espressione e comunicazione. Restano quindi distinti gli altri interventi, compresi quelli relativi ai telefoni cellulari nelle scuole.

Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di predisporre nel più breve tempo possibile un nuovo testo “giuridicamente solido”, che tenga conto della pronuncia e del quadro dell’Unione. L’obiettivo dichiarato dall’Eliseo è completare la riforma entro la primavera del 2027.

Verifica dell’età e libertà digitali: il nodo europeo

Il punto più delicato riguarda il modo in cui applicare concretamente il limite: per impedire l’accesso a un quattordicenne, le piattaforme devono poter accertare che l’utente abbia superato la soglia prevista. Un sistema di age assurance poco definito rischia però di imporre controlli anche agli adulti, con conseguenze per privacy, anonimato e libertà di comunicazione. La decisione costituzionale ha evidenziato la necessità di garanzie precise, di una restrizione proporzionata ai rischi effettivi dei diversi servizi e di una disciplina più chiara del ruolo dei genitori, anche rispetto alla possibilità di autorizzare o limitare l’accesso dei figli.

La Francia aveva già introdotto nel 2023 una soglia di maggioranza digitale a 15 anni, collegata al consenso parentale e a sistemi di verifica sviluppati con il coinvolgimento di Arcom e CNIL; la legge del 2026 aveva invece scelto la strada più incisiva del divieto diretto. Sul piano europeo, la Commissione sta lavorando a strumenti che permettano di dimostrare il superamento di un’età minima senza rivelare necessariamente identità o data di nascita completa, con l’obiettivo di renderli disponibili entro la fine del 2026. Una prova anonima, anche attraverso soluzioni crittografiche, consentirebbe di comunicare alla piattaforma soltanto l’informazione necessaria, evitando la raccolta generalizzata dei documenti d’identità.

Il Digital Services Act prevede già obblighi di valutazione e riduzione dei rischi per i minori; nel 2026, inoltre, la Commissione ha avviato un procedimento preliminare nei confronti di Meta, contestando l’insufficienza delle misure adottate da Instagram e Facebook per impedire l’accesso agli under 13. Il confronto europeo riguarda dunque non soltanto il divieto, ma anche responsabilità delle aziende, protezione dei dati e proporzionalità dei controlli.

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