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Conflitto in Yemen: gli Usa inviano consiglieri militari in Arabia Saudita

Conflitto in Yemen: gli Usa inviano consiglieri militari in Arabia Saudita

Gli Stati Uniti intensificano il sostegno all'Arabia Saudita mentre il conflitto in Yemen si inasprisce. Scopri i dettagli delle ultime mosse geopolitiche.

Il conflitto in Yemen sta vivendo una fase di rapida escalation, con conseguenze che si estendono ben oltre i confini del paese. Gli Stati Uniti, preoccupati per l’evoluzione della situazione, stanno rafforzando il loro sostegno all’Arabia Saudita, pur cercando di evitare un coinvolgimento militare diretto. Questa strategia si inserisce in un contesto geopolitico sempre più complesso, dove il controllo degli stretti marittimi e il prezzo del petrolio giocano un ruolo cruciale.

L’invio di consiglieri militari statunitensi in Arabia Saudita

L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom) si è recato in Arabia Saudita per incontri urgenti di coordinamento. Secondo fonti informate, fino a 200 soldati statunitensi sono stati dispiegati nel paese per fornire supporto in tempo reale su intelligence individuazione di target e dati geospaziali.

Questo dispiegamento rappresenta un significativo cambiamento nella posizione degli Stati Uniti, che fino a poco tempo fa avevano assicurato di poter gestire la situazione senza un coinvolgimento diretto.

La conquista dell’isola di Perim e il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb

Le forze yemenite di Ansarullah (Houthi) hanno conquistato l’isola di Perim assumendo il controllo completo dello stretto di Bab el-Mandeb.

Questa mossa strategica permette agli Houthi di colpire navi e imbarcazioni nemiche, anche con missili anticarro, data la posizione centrale dell’isola nello stretto. Le forze navali Houthi hanno neutralizzato le forze filo-saudite stanziate sull’isola, appartenenti alle cosiddette Forze di Resistenza Nazionale.

Le dichiarazioni degli Houthi e le implicazioni per il commercio marittimo

Il comando di Ansarullah ha dichiarato che le navi mercantili e le petroliere provenienti da paesi non coinvolti nel conflitto mediorientale sono libere di attraversare lo stretto senza pericoli. Tuttavia, si sconsiglia alle navi affiliate all’Arabia Saudita e a Israele di entrare nello stretto. Questa situazione ha già iniziato a influenzare i prezzi del petrolio, con il Brent che ha superato i 108 dollari al barile nella serata di giovedì 10 settembre.

Le richieste di assistenza militare da parte dell’Arabia Saudita

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha telefonato a Trump due volte nelle ultime 24 ore, chiedendo l’assistenza americana per attacchi contro gli Houthi. Tuttavia, il leader americano ha declinato l’offerta, non volendo essere coinvolto in un conflitto anche con gli Houthi yemeniti. Gli Stati Uniti hanno già avuto esperienze negative con Ansarullah, e questa decisione riflette la volontà di evitare ulteriori complicazioni.

Nonostante il rifiuto di partecipare direttamente al conflitto, gli Stati Uniti stanno intensificando il sostegno a Riyadh. Il comandante del CentCom, Brad Cooper, ha visitato il paese per una serie di consultazioni alla luce degli ultimi sviluppi. Questo rafforzamento del sostegno militare e strategico rappresenta una risposta alle recenti offensive degli Houthi sulla costa del Mar Rosso e agli attacchi alle raffinerie saudite e agli oleodotti.

La situazione in Yemen continua a evolversi rapidamente, con implicazioni significative per la stabilità regionale e i mercati globali. Mentre gli Stati Uniti cercano di bilanciare il loro sostegno all’Arabia Saudita con la necessità di evitare un coinvolgimento diretto, il controllo degli stretti marittimi e il prezzo del petrolio rimangono al centro delle preoccupazioni geopolitiche.

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